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Che senso ha

Che senso ha (risvegliare un blog dormiente)

Che senso ha, mi chiedo all’una di notte, risvegliare un blog in letargo da anni, con ovvie difficoltà di password, aggiornamenti di sistema, e soprattutto ruggini mentali, proprio in questi giorni in cui ho conosciuto Claude e ne ho apprezzato le incredibili capacità compositive?

Sono un vecchio che si ribella, credo. Vecchio: insomma, il problema non è la mia età, che avanza al solito ritmo di un anno all’anno; il problema è inflattivo, di un mondo che corre più di me. E siccome a me correre non piace, anzi non è mai piaciuto e piace sempre meno (nonostante i tentativi silvestri del fine settimana, ma quella è un’altra gara), rinuncio in partenza. Rinuncio a stare al passo: ho una certa, ormai, correte voi, io vi tengo il posto.

Un vecchio che si ribella. Nella tradizione dei vecchi che si ribellano, e con il loro stile. Non per rivoluzionare il mondo, ma figuriamoci. Però, in quel posto che vi tengo, mi troverete con le mie borsine piene delle cose a cui tengo: non si corre con le sporte. Però dentro ci sono tutti i ninnoli (i “tananaj”, si dice qui) che l’esperienza ha lasciato sulle mie mensole.

Cose semplici, di solito regole (qui ne avevo scritte alcune, ma nel frattempo sono aumentate, ahimè). Regole nel senso di regolarità, non è che la mia ribellione si concretizzi nell’imporre norme ad altri. E’ che magari, faccio un esempio, dopo aver visto cataloghi di persone fare la stessa stupidaggine (e probabilmente anch’io ci sono caduto), posso affermare con una certa sicurezza che quella particolare stupidaggine è tecnicamente una stupidaggine. Una regola: poi fai quel che vuoi, io cerco di rispettarla, visto che mi ci sono scottato.

E tra l’altro ho visto Bergonzoni coi capelli bianchi. Da trent’anni. Probabilmente è anche lui un vecchio che si ribella; lo dico perché per lui ribellarsi è ri-bellarsi, cioè tornare al bello. E, aggiungo, al bello e originale: lui è bello originale. Io invece vorrei fare qualcosa di bello originale.

Mamma mia quante spiegazioni, che dose d’ambiguità: originale non nel senso che io pensi di essere, o mi sforzi di essere originale, di dire qualcosa di nuovo a tutti i costi; originale nel senso di eigen, fatto da me, senza Claude tra i piedi, per dire. Che mi sta pure simpatico, ma se voglio ribellarmi, tornare al bello, voglio farlo io, ecco.

Aiuta, intendiamoci, Claude, quando devi fare qualcosa. E’ un po’ la domestica di una volta. O la signora Luisa, che arriva presto, finisce presto e fa tante cose interessanti. Ma poi quando vuoi godertela, la casa, la signora Luisa non ce la vuoi: lasci lì la sua schiuma attiva, e ci vediamo la settimana prossima.

“Ma per mestiere fai cose belle originali”, mi dico, con la voce di Claude, che non so bene quale sia, ma me la immagino un po’ gnegnegné, un po’ saccente. Mi rispondo con la mia: sì, vero, ma faccio anche tanta robaccia che va fatta perché lo dice qualcuno che non ha idea. Ho meno tempo davanti a me, non voglio buttarlo a fare robaccia di cui non mi interessa nulla.

Come va la ribellione? Ci siamo?

Non ho il pyhsique du rôle per seguire il consiglio di Thomas (e come diavolo si traduce?):

rage, rage against the dying of the light

Però qualche “no, grazie” lo posso dire (anche votando, ma ne parleremo presto, è cosa diversa): scusa ma non ho tempo, devo fare qualcosa di bello.

E allora non so, per chi ha letto questa tiritera, evidentemente non scritta da Claude, se è stato un bel momento. Per me lo è talmente tanto che, alle due di notte, vado a risvegliare il mio blog in letargo da anni. Si sa, i vecchi dormono meno…

Ringraziamenti e consigli

Oggi è una giornata senza occhiali. Non so perché, ma mi ballano sul naso e quindi mi terrò, per queste ventiquattr’ore la mia lieve miopia e cercherò di guardare le cose vicine lasciando perdere quelle sfocate un po’ più in là.

Le cose vicine, anche metaforicamente, vicine al cuore.

Caterina ha aperto un Flou. Credo sia un unicum, e non nel senso del superalcolico. Un Flou che è un piacere leggere, perché Caterina con le parole, a mio modesto avviso, ci sa fare. Ce l’ho sotto il naso, il suo Flou, in questo momento, e non è per nulla annebbiato, quindi ve lo consiglio cordialmente.

Rita, invece, ha scritto un libro che mette insieme due aspetti che mi incuriosiscono molto: la costruzione del genere e l’educazione spirituale e religiosa. Il libro non l’ho ancora letto, perché come spesso mi capita continuo a ripromettermi di fare qualcosa di complicato (andare in centro nella libreria che lo vende) e pertanto non faccio la cosa semplice (comprarlo online). Sicuramente avrò modo di parlarne in questo spazio non appena ne sarò entrato in possesso. Comunque ne ho letto le pagine finali (no, non è un romanzo criminale e non sono andato a vedere chi è l’assassino) e mi par di capire dai ringraziamenti che nel suo testo siano finiti anche alcuni miei frammenti (sì, Rita, ora mi sento un po’ Saffo, come dici tu; Eraclito, direi io, se non mi venisse da ridere) o una loro rilettura. Si può ringraziare dei ringraziamenti? Dell’attenzione sì. E allora, in attesa di fare la cosa difficile, o di decidermi per quella più facile (anche se forse ho trovato l’alternativa inviando mia mamma a comprarmelo e ottenere, in seconda battuta, la doverosa dedica dell’autrice), vi segnalo il libro:

Rita Torti, “Mamma, perché Dio è maschio?”, editrice Effata; disponibile in città presso la libreria di via al Duomo oppure su internet a questo link.

Infine, posto qui la traduzione della sezione dei ringraziamenti della mia tesi di dottorato, ormai consegnata e in attesa di essere discussa. Non so se la stamperò (probabilmente sì, ma solo per tenerla io, credo). I ringraziamenti, insieme al resto dei contenuti della tesi, saranno comunque visibili a chi per motivi professionali cercherà online. Però riguardano anche persone che hanno poco a che fare con le proteine, la biofisica et similia, e per questo ci tengo che ne rimanga una traccia anche altrove.

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Esprimo la mia riconoscenza nei confronti dell’Instituto de Astrofísica de Canarias (IAC), del Barcelona Supercomputer Center (BSC) e del Centre de Serveis Científics i Acadèmics de Catalunya (CESCA) per aver fornito le risorse computazionali necessarie per i presenti studi.

Questa ricerca è stata finanziata in parte da:
– Progetto azioni integrate Italia-Spagna 2009 (MIUR/Ministerio de Educación y Ciencia): “Migrazione di ligandi attraverso le cavità idrofobiche di emoglobine non simbiotiche di Arabidopsis thaliana”;
– Programma Vigoni 2009 (MIUR/Ateneo Italo-Tedesco/DAAD): “Mechanism of the Release of Nitric Oxide from the Cell Surface Binding Ferriheme Protein Nitrophorin 7”.

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Durante i tre anni passati ho avuto moltissime ragioni di essere grato, e tante persone da ringraziare. Ora che questo affascinante e appassionante periodo di ricerca è finito e io torno al mio lavoro di insegnante, posso solo menzionare alcune delle persone eccezionali che ho avuto l’opportunità di incontrare e di cui essere collaboratore. La mia gratitudine nei loro confronti eccede i confini del professionale e dovrà perciò rimanere su questa pagina in larga parte inespresso; questo vale in particolare nei confronti di colui che guida il gruppo a cui ho avuto l’onore di appartenere, e dei miei tutor.

Tra le tante cose per cui posso ringraziare la Dott.ssa .Stefania Abbruzzetti ricorderò qui solo la sua fiducia, talvolta sorprendente, sempre motivante e incoraggiante, nel mio lavoro, e il suo impegno nel promuoverlo.

I miei ringraziamenti di cuore vanno al prof. F. Javier Luque, ospite davvero accogliente a Barcellona, per tutto ciò che ho imparato da lui, come mentore ma anche come esempio di cura, dedizione e sostegno costanti, anche quando si è trattato di un dottorando inesperto e presente solo per sporadiche visite dall’estero. Poter lavorare con lui e il suo grande gruppo è stato davvero un privilegio.

Molti ringraziamenti al Dott. Axel Bidon-Chanal (Universitat de Barcelona): la sua dettagliata conoscenza degli aspetti tecnici del lavoro computazionale, il suo sguardo acuto e profondo circa gli argomenti della mia tesi mi sono stati di grande aiuto in diverse occasioni.

La mia gratitudine vola anche in Germania, al dott. Markus Knipp (Max Planck Institut für chemische Energiekonversion, Mülheim an der Ruhr), il cui interesse e la cui esperienza nel campo delle Nitroforine, e in particolare in NP7 sono stati cruciali in molti casi; e alla prof.ssa Henrike Heise (Heinrich-Heine Universität Düsseldorf e Forschungszentrum Jülich) per la sua pazienza e chiarezza nel fornire e spiegare i segnali NMR lasciati dalla nostra proteina.

Sono grato anche alla dott.ssa Francesca Spyrakis (ora Università di Modena e Reggio Emilia) che mi ha introdotto nell’affascinante mondo della Molecular Dynamics, per tutto il supporto e le informazioni che mi ha trasmesso, ivi compresa, come materiale extra, la sua ammirazione per il gruppo di Barcellona.

Molti ringraziamenti anche al Dott. Stefano Bruno (Dipartimento di Farmacia, Università di Parma) per essersi accollato i problemi di laboratorio offerti dalla preparazione della nostra riluttante NP7, sperando in future occasioni di discutere di nuovo dei trucchi del mestiere o di viaggi davanti a una weizen.

Il prof. Giulio Cerullo e in particolare il dott. Giancarlo Soavi (Politecnico di Milano) hanno offerto un importante aiuto e la completa disponibilità che hanno dato per le misure di cinetica ultraveloce è stata molto apprezzata.

Grazie anche alla dott.ssa Ana Oliveira per alcune stimolanti discussioni, al dott. Juan Pablo Bustamante per avermi insegnato alcuni dei suoi trucchi per l’ILS; molte grazie anche alla dott.ssa Carmen Mandalari, perché camminare su linee parallele forse significa che i cammini non si incrociano mai, ma anche che puoi sempre contare su qualcuno vicino per uno scambio di idee, un’opinione, un consiglio o anche solo un caffè.

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Durante questi tre anni due membri della mia famiglia mi hanno lasciato. La prof.ssa Giancarla Allegri è stata la persona che per prima mi ha permesso di entrare in un laboratorio quando ero un bambino di quattro o cinque anni, mi ha fatto guardare dentro un microscopio, mi ha mostrato vetrini e colture, mi ha fatto conoscere i pulcini. Sul viso di mia zia ho visto per la prima volta l’amore per la scienza, la passione per la ricerca, il rispetto per le istituzioni universitarie.

Tra le memorie che ho della seconda persona, ce n’è una sbiadita e distante di lui che appoggia libri sul tavolo della sala, alla sera tardi, in modo da poter studiare per la laurea nel momento di quiete della sua giornata, dopo il lavoro, e dopo aver augurato a me, il suo primogenito, la buonanotte. Ha potuto vedere solo l’inizio del mio dottorato, ma il suo esempio mi ha guidato nonostante la sua partenza.

Voglio menzionare entrambi alla fine di questo lavoro, perché la loro isporazione mi ha aiutato a portarlo a termine.

Sento di avere nei confronti della mia collega prof. Raffaella Dall’Aglio un debito di gratitudine, poiché è stata lei a suggerirmi per prima la possibilità di ottenere un congedo per dottorato, e mi ha incoraggiato a perseguirla. Allo stesso tempo vorrei anche esprimere il mio rammarico per le modifiche restrittive che nel frattempo sono state apportate alla normativa che consente tale congedo: sono assolutamente certo che le abilità professionali, i metodi, la credibilità e l’autorevolezza di un insegnante hanno molto da guadagnare da un periodo di tempo dedicato allo studio e alla ricercaa.

Grazie all’aiuto di mia madre, in termini di interessamento e di logistica, alcune cose improbabili sono diventate possibili (tra cui vorrei citare le mie visite in Spagna e Germania), e molte difficili più facili.

Infine, il mio grazie di tutto cuore a Hilary, mia moglie e compagna: il suo sostegno amorevole, costante e concreto a un progetto che abbiamo condiviso fin dal suo inizio non mi ha solo reso possibile arrivare fino a queste ultime parole, ma lo ha anche trasformato e confezionato come un dono alla nostra famiglia.

2013 in review

Vi traduco il report che mi hanno mandato le signorine di WordPress. Non so bene perché, ma credo siano tutte signorine, una quindicina.

E le ringrazio, così come ringrazio voi per la vostra assidua compagnia. Tornate, ritornate, fatevi sentire!

Ok, ecco la traduzione.

La sala dei concerti alla Sydney Opera House contiene 2 700 persone. Questo blog è stato visitato circa 9 300 volte nel 2013. Se fosse stato un concerto alla Sydney Opera House, ci sarebbero volute 3 serate tutte esaurite perché altrettante persone potessero assistere. (Commento mio: non credo che 9 300 persone avrebbero voluto mai sentirmi suonare/cantare alla Sydney Opera House, comunque…)

Clicca qui per vedere il report completo (che in inglese e che non traduco).

Però. Pensavo che le signorine avrebbero scritto di più… Beh buon anno comunque anche a loro!

Un riassunto di settembre

E’ sempre interessante vedere chi sono i blogger che passano di qua. Lo posso fare vedendo chi lascia le briciole: affiggono sulla pagina di questo blog un “mi piace”, un commento, o decidono di seguire per email o tramite il lettore di WordPress i prossimi post.

Ed è un modo selettivo per scoprire nuovi spazi di lettura: chi è venuto qua e ha deciso di annunciarsi, è qualcuno che si è sentito in sintonia con qualcosa che ha letto, e la probabilità che visitando io le sue pagine trovi a mia volta qualcosa di interessante per me è buona, a priori.

Siccome la rete di interessi è complicata intorno a un blog che parla un po’ di tutto, ho pensato che alla fine di questo mese di settembre mi sembrava giusto segnalare qualcuno dei blog i cui autori si sono manifestati qua dentro con qualche forma di apprezzamento. Questo non ha nulla a che vedere con i vari “award” che girano sui blog, che non ho ben capito e non mi incuriosiscono più di tanto.

* Periodo aggiunto intanto che scrivevo la lista che segue, e che metto qui per non rischiare che là in fondo passi inosservato: mi prende un certo orgoglio, nel vedere chi segue questo mio blog!

E’ invece una sorta di “scambiatevi gli indirizzi”. Cronologico, partendo dal 1 settembre, arrivando al 30.

  • Inizio con labambinacolpalloncino, “solo un promemoria di chiacchiere, articoli e fotografie”, di cui apprezzo particolarmente le immagini e una certa sensibilità di fondo nella scelta delle chiacchiere e degli articoli;
  • poi c’è stata rebeccalenastories, che scrive racconti che hanno un’atmosfera particolare, e mi ha insegnato cos’è la “controra”;
  • michelechefailprof è un giovane (penso) collega che parla delle sue esperienze; tra le altre cose, mi è piaciuto il suo desiderio di “fare un pezzo di strada” insieme a chi ha idee diverse, per conoscersi meglio;
  • c’è una misteriosa Caroline Wilde, che pubblica brani di una altrettanto misteriosa Wish Saga, che sembrerebbe un romanzo (fantasy-romance?);
  • il “giornale di bordo” di Antonio De Simone, che unisce la poesia delle immagini e delle parole a quella delle idee;
  • Daniele, invece, studia giornalismo e sul suo Crossing Media attraversa, appunto, i media con uno sguardo che in diverse occasioni ho sentito vicino al mio;
  • è passata anche Theselbmann, che ha un blog un po’ “macedonia”, come questo; i temi sono tanti, forse quello che preferisco è quando si parla di film, libri, cultura anglofoni; tutto, comunque, con un irresistibile accento viter-romano;
  • di masticone posso dire solo (solo?!) che diverse volte, leggendo post suoi, ho rivissuto esperienze forti che mai avrei pensato di trovare nelle storie d’altri e che invece evidentemente ci accomunano;
  • Simona, anche lei è passata; mi piace l’equilibrio di passione e delicatezza che riversa nelle pagine del suo blog-diario; e poi ogni tanto esce con qualche novità, come 20lines…
  • c’è stato anche cagliaricalling, che castigat ridendo mores dei cagliaritani;
  • farefuorilamedusa, che non è un blog ma un romanzo a puntate;
  • rO, che scrive su farovale, di cui mi piace lo statement: “stile, sempre, anche nei momenti peggiori”;
  • poi è arrivato Gaetano, da salequantobasta, che suggerisce gustose ricette, e in mezzo altre cose interessanti;
  • Davide, di Muninn, che consiglia sempre ottime letture (e a cui non piace \LaTeX!);
  • un altro blog di racconti è quello di briciolanellatte, ed è un piacere perdersi nelle sue storie;
  • Marco Milone, invece, ha un blog tematico sul cinema sperimentale, argomento che non conosco, ma credo che approfitterò del contatto per scoprire questo mondo…
  • e infine RigelGrace, che riempie di passione le pagine di musica, letteratura, cinema, teatro, fotografia e altro sul suo Anime Salve.

Poi, alcune aggiunte in lingua straniera (scusate, non menziono chi ho già citato in un post precedente sugli ospiti esotici):

Un omaggio agli ospiti esotici

Tra coloro che visitano e leggono questo sito, gli unici che riesco a riconoscere sono quelli che lasciano un “like” o un commento a un post. Ed è spesso molto interessante seguire le tracce di chi le lascia e andare a scoprire le “case virtuali” di chi è rimasto colpito da qualcosa che ho scritto.

Questo blog, che, nel caso non ve ne foste accorti, è scritto in italiano, ha anche un certo numero di ospiti esotici. Esotici nel senso che i blog che curano parlano invece altre lingue, tipicamente l’inglese.

Vorrei ringraziare loro in particolare, in questo post. E segnalarveli, annodando qualche filo della rete in questa pagina, invitandovi a visitarli.

E a te, ospite esotico, una domanda: come superi la barriera della lingua? capisci l’italiano o devi tradurre i miei post? come?

Eccoli:

 

Il post numero trecentosessantacinque

Nemmeno a farlo apposta, il giorno dopo il traguardo dei diecimila, arriva un altro numero significativo.

Il primo post di questo blog risale al 1 ottobre 2009. Sono passati milleduecentoottantacinque giorni, ma questo è il post numero trecentosessantacinque.

Come dire che se ne leggete uno al giorno, dei post che ho scritto, andate avanti un anno (facciamoci del male). Però ci ho messo tre anni e mezzo a scriverli.

Inizialmente i post erano abbastanza sporadici, ma nell’ultimo anno la frequenza è salita parecchio.

Non so quanto potrò andare avanti così: immagino che quando tornerò a lavorare a scuola, a gennaio o febbraio, dovrò rallentare un po’.

Però, come cantava l’Orietta, finché la barca va…

E allora, intanto che ci sono, vi spiego cosa sono le letterine che trovate qua sopra. Guardate bene: di fianco alla lente di ingrandimento… HIDP… esatto: quelle.

Allora: H sta per Home, schiacciate lì e andate a finire sulla pagina che contiene i post "sticky", quelli che rimangono sempre lì come i pensionati al cantiere, e poi gli ultimi in ordine temporale. Utile se vi perdete, ecco.

Poi c’è I. Qualche Informazione su di me. Ogni tanto le cambio, mi invento qualche nuova laurea, aggiungo o tolgo figli immaginari, mi fidanzo, mi risposo, cambio sesso… insomma, se uno non sa bene cosa fare può anche leggersela.

La lettera D sta per Design interiore, che è la "categoria" (WordPress è aristotelico, non c’è nulla da fare) dei post sulle mie paturnie, principalmente. Mi chiedo come mai sia la categoria più letta, visto che c’è dentro della roba che chiunque un po’ più sano di mente di me si terrebbe per sé, ma tant’è.

La lettera P invece vi porta a Per fortuna o purtroppo, che invece classifica i post in cui parlo del mio rapporto col mio Paese. Sapete la canzone di Gaber, "Io non mi sento italiano"? Ecco, appunto. Io la sconsiglio, la lettera P. Mi fa venire il magone, negli ultimi tempi, però, vedete voi.

Se invece schiacciate T finite Tra la cattedra e i banchi, in cui raccolgo i post che parlano di scuola. Sì, capisco che il riferimento non sia chiarissimo: mi è venuto in mente perché la cattedra e i banchi si trovano di solito a scuola, tutto lì.

La G vi condurrà ai Giochi di storie e parole, dove giacciono robe di finzione frutto della mia gracile creatività. Non posso mica sempre sfogarla cucinando, no?

Cliccando su S finirete in Sensate esperienze e certe dimostrazioni, un mondo di post di argomento scientifico. Se vi piace l’articolo, è lì da provare. Il motivo del titolo della categoria l’ho già spiegato in un post, questo.

Poi c’è la M, che abbrevia i Motivetti fami(g)liari. Riflessioni profondissime su famiglia, ruoli e palle varie. No, dai… scherzo: alcuni di questi post sono quelli per cui ho avuto più attestazioni di approvazione. Sono affezionato a questa M.

La lettera J vi condurrà ai Gioielli: sulla qualità di questi post posso mettere la mano sul fuoco, visto che non è farina del mio sacco. Potete vederla come una sorta di antologia di brani che amo particolarmente.

Quindi R, Dal Manzanarre al Reno, che è la categoria, piuttosto striminzita, in cui sono raccolti i post che parlano no, non di Manzoni, e nemmeno di Napoleone: che parlano bensì di esperienze estere.

La lettera Q sta per Quì e quà, dove si parla di questo blog. Lo so, lo so: su qui e qua l’accento non va. Così come non mi piace star qua (appunto: senza accento) a mettere l’accento su questo blog qui (idem).

E infine W, che sta per Weekly Photo Challenge, in cui sono raccolte le mie partecipazioni a una sfida di WordPress.com. Tipo che loro ogni settimana danno una parola-tema e tu (cioè, io) devi creare un post usando una fotografia che richiami il tema specificato.

Ecco, per ora siamo qua. Chissà quante altre lettere si aggiungeranno di qui ai prossimi trecentosessantacinque post. Anche se verosimilmente ci vorranno altri tre anni e mezzo per arrivarci. Pazienza…

Diecimila

Alcuni di voi vengono a sapere dei post di questo blog da Facebook, e lì spesso lasciano commenti.

Altri sono “abbonati”, e vengono avvisati via email o tramite il reader di WordPress.

Altri ancora ci capitano per caso, cercando le cose più svariate.

E poi non so, è possibile che ci siano anche altri canali che portano un lettore alle mie parole su queste pagine.

A tutti, ma tutti tutti, va un enorme grazie mille, anzi: diecimila! Ieri il blog qui presente (intorno alle 20:34) ha raggiunto le 10000 visite (esatto, diecimila, proprio come il titolo di questo post) da quando è nato. Per alcuni di voi è un traguardo da poco, visto che siete autori di blog ben più interessanti e affermati. Ma per me, per come è nato allsho’s blog, per quel che rappresenta, si tratta di un risultato insperato (cioè: sì, a diecimila immaginavo che nel giro di qualche decennio ci sarei anche arrivato, dai e dai…)

Prossima tappa? I prossimi diecimila, a questo punto. E mi piacerebbe, se posso esprimere un desierio, incrementare un po’ lo scambio di commenti sul sito, l’interazione tra voi e me.

Se avete qualche suggerimento, questo è il momento!

Questione di allenamento

Avevo promesso che vi avrei tenuto informati su quel che succede sotto il pioppo.

Direi che la cosa più interessante riguarda me stesso.

Passo indietro. Per chi non avesse seguito la storia del pioppo, da qualche tempo è nato un mio secondo blog in lingua inglese (Under a poplar, sotto un pioppo). Siccome con l’italiano me la cavo, mentre in inglese mi sento un po’ meno sicuro, faccio come gli italiani: gesticolo. Ossia, uso le immagini.

Così è nata, inizialmente per riempire un po’ gli spazi, poi come una vera e propria sfida, l’idea (si chiama a week in images perché doveva in origine durare una settimana, ma ormai siamo a due e non mi sono ancora rotto, quindi probabilmente si andrà avanti) di postare una foto al giorno, scattata in casa o da casa (nel senso che vale anche guardando fuori, ma senza uscire di casa – in realtà c’è già stata un’eccezione, ma, naturalmente, questa conferma la regola) fresca fresca di scatto.

Oggi sono uscito con la famiglia. Siamo andati in Cittadella al Carnevale. Non ci crederete (o magari sì, ero io a non crederci), ma ho scattato quattro o cinque foto che non avevano nulla a che fare con i bambini, i costumi, i carri eccetera, semplicemente perché, passando, mi sono accorto che lì ci veniva una bella foto. La cosa per me più difficile da credere è che poi le foto sono venute belline davvero. (Belline: non montiamoci la testa, oh).

Ma lo dicono. La disciplina aiuta. La mano si abitua alla macchina, l’occhio all’obiettivo, la testa al compito. E’ una questione di allenamento.

Poi, certo: se uno ha solo la disciplina, come il sottoscritto, non è che vada lontanissimo. Però qualche passo in più lo fa.

Ecco, con questa vi lascio l’augurio di buoni ultimi giorni di Carnevale, se è roba per voi. Altrimenti coraggio, che è quasi finito.

Città, oggi.

Città, oggi.

Sotto il pioppo

Sono rimasto colpito da questo post del blog “strategie evolutive” che, per inciso, seguo sempre molto volentieri.

Letto? Bene.

Ovviamente questo blog ha pretese ben diverse, ha un seguito quantitativamente nemmeno paragonabile da lontano (ma solo in termini numerici, neh?).

Eppure la sensazione che bloggare dall’Italia in italiano sia qualcosa di ben diverso dal bloggare in inglese per un pubblico… globale, direi, questa sensazione mi è rimasta.

Sono andato a vedere quel che ha fatto Davide Mana nel suo nuovo blog in inglese, Karavansara, (lo linko anche qui perché dal primo post si preannuncia almeno altrettanto interessante), e mi sono detto:

beh le motivazioni sono un po’ diverse; non è che io voglia “di più”; forse è solo l’idea di sperimentare qualcosa di nuovo; di provare questa comunità di WordPress nella sua dimensione più ampia; forse…

E insomma, ho aperto un nuovo blog, in inglese, anch’io. Giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Tre post, uno riciclato da qua (credo che lo farò regolarmente: i post del Weekly Photo Challenge, privi di haiku, verranno riproposti anche là), uno che spiega che diavolo è questa roba, e uno un po’ più creativo, di partecipazione a una Writing Challenge sul Daily Post.

Otto “likes” in una notte, la prima. Come inizio, non c’è malaccio…

Come dico spesso… vedremo.

Voi, invece, che ne dite?