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Letture primaverili 2013 (8)

Ecco, postumo (nel senso che ormai la primavera, benedetta primavera, se n’è andata e l’estate sta iniziando), l’ultimo rapporto sulle mie letture. Il precedente lo linko, come al solito, per la continuità. Il prossimo della catena riguarderà, credo, le letture estive.

Asce di Guerra, di Wu Ming e Vitaliano Ravagli. Daniele, avvocato bolognese, incontrando partigiani e testimoni, ricostruisce gli avvenimenti della guerra partigiana e dell’immediato dopoguerra nel “triangolo della morte”, e, alla ricerca di notizie sul proprio nonno, incappa nella storia di Vitaliano Ravagli. La narrazione si sviluppa su tre piani, quello dell’attualità e della ricerca delle fonti da parte di Daniele, quello degli eventi durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo l’Otto Settembre e i mesi immediatamente successivi alla Liberazione, e quello dell’esperienza in Laos di Ravagli. Della ricostruzione della Storia in estremo Oriente ho già parlato brevemente in un altro post: me ne resta la sensazione di una realtà profondamente più complessa, variegata, ricca di storie, dell’immagine USA-centrica che ne avevo ricavata dalla filmografia. Ravagli per ben due volte lascia un’Italia deludente per affrontare, da solo, l’epopea di liberazione che la sua età e gli eventi post-bellici gli avevano negato in patria, combattendo da comunista contro gli occidentali e i sudvietnamiti. Per quanto riguarda gli eventi “nostrani”, si tratta di una ricostruzione in parte romanzata, certamente parziale, che forse per motivi geografici non dà conto della complessità e della varietà del mondo della Resistenza. Mi ha però colpito qualcosa su cui non ero stato mai portato a riflettere: il fatto che al termine della guerra coloro che avevano combattuto contro i nazifascisti si trovarono a convivere in uno Stato rinnovato solo a parole, che nelle sue istituzioni, nelle forze armate e nelle forze di sicurezza annoveravano ancora i responsabili di vent’anni di repressioni, di torture, di soprusi, di uccisioni; si trovarono a dover digerire, per il maggior bene della pacificazione nazionale, l’Amnistia Togliatti che rendeva impuniti tanti tra coloro che erano stati la causa della loro defezione, di una vita braccata nei monti o in pianura, di una guerra civile sanguinosa vicini contro vicini. Proprio oggi, giorno della morte dell’ultimo dei Padri Costituenti, Emilio Colombo, mi pare importante ricordare anche questo sacrificio, un sacrificio di ideali e di rivendicazioni che tanti tra coloro che aiutarono a liberare il Paese scelsero di compiere per assicurare la pace. E credo che sia anche un buon modo per capire cosa significhi un’amnistia guardandola non solo dalla parte di chi ne beneficia, ma anche dalla parte di chi attende giustizia.

Letture primaverili 2013 (7)

Orbene, in questa primavera tanto piovosa quanto favorevole alle letture, sono arrivato al settimo post. Il sesto era questo, tanto per mantenere la catena.

Un gioiello, un buon poliziesco e un Urania. Avanti!

La notte di Lisbona, di Erich Maria Remarque. Nella capitale portoghese, nel 1943, un ebreo fuggiasco, che ormai dispera di poter emigrare insieme alla moglie negli Stati Uniti, incontra un altro fuggiasco che gli promette i documenti necessari, a patto di potergli raccontare la sua storia durante tutta la notte seguente. E’ un romanzo che rimane dentro, per le atmosfere, le vicende, per la disumanità delle situazioni e, contemporaneamente, per la forza di un amore, per la vita e per il compagno o la compagna, che porta a scelte potenzialmente suicide, che fanno però assaporare ogni momento successivo come un attimo donato in più, in attesa dell’ineludibile colpo del destino. Mi ha lasciato un senso di disagio, di fronte al cuore marcio che pulsa all’interno di questo romanzo, ma anche un senso di sollievo, per quel piccolo, comprimibile ma persistente nocciolo di libertà che gli umani di questa storia dimostrano.

Marea rossa, di Rennie Airth. Una buona detective story, con situazioni piuttosto agghiaccianti, una curata ambientazione nell’Inghilterra rurale tra le due guerre, e un insieme ben assortito di personaggi, a partire dall’ex-detective di Scotland Yard John Madden.

Eclissi 2000, di Lino Aldani. Diciamo che la fantascienza non è mai stato il mio genere, per cui non saprei giudicare. Non ho gradito molto certe citazioni filosofiche (noumeno, mito della caverna… vabbè…) forse comprensibili nell’opera prima di un post-adolescente che vuol far sfoggio di una cultura liceale, ma che non ho trovato particolarmente pregnanti nel contesto. Comunque è sicuramente interessante il concetto, la serie di inganni concentrici che il protagonista Vargo si trova a disvelare. Insomma, così così.

Il post numero 8 sicuramente ci sarà. Resta da vedere quanti libri conterrà, visto che ormai l’estate è alle porte (almeno astronomicamente parlando)…

Letture primaverili 2013 (6)

Dopo qualche giorno di pausa, ecco arrivare il sesto della serie. Qui il link all’ultimo della serie, così non interrompiamo la catena.

E, giusto per confessarlo, ho ripreso l’ordine alfabetico.

Via, andiamo!

Il postino di Neruda, di Antonio Skarmeta. Veramente bello. Sarà che ho visto, a suo tempo, il film che ne è stato tratto, diretto da Michael Radford, ultima interpretazione di Massimo Troisi, con Philippe Noiret, Maria Grazia Cucinotta e le musiche del grandissimo Luis Bacalov. Sarà quello, chissà. Ma il romanzo non ha solo quel qualcosa in più che tutti i romanzi hanno rispetto alle loro versioni cinematografiche. C’è quel tocco di storia che fa da sottofondo naturale alle storie dei personaggi e che rende questa, che potrebbe passare quasi completamente come una favola moderna o una storia d’amore e passione, una vicenda verosimile a cavallo del golpe del settembre 1973 in Cile. C’è, ovviamente, poesia, c’è colore, c’è amore, e c’è, inevitabilmente, morte. Una delle mie migliori letture da parecchio tempo a questa parte.

La vita non è un racconto, di Conrad Aiken. Mi è piaciuto il primo racconto, quello del signor Arcularis. Mi sono annoiato con il secondo, il terzo e il quarto. Gli altri non li ho letti, mi dispiace.

La regina d’inverno, di Boris Akunin. Con una scrittura apparentemente ingenua e un protagonista sprovveduto in un mondo, quello della Russia (e dell’Europa) della seconda metà dell’Ottocento, che sprovveduto non è, risulta evidente che Akunin prediliga i cattivi. Un bel giallo, in cui l’autore mi ha condotto abilmente a ricostruire da me il chi e il perché, ma mi ha spiazzato ogni volta sul come e sul cosa. Consigliato, anche perché è il primo di una lunga serie di romanzi che vedono protagonisti lo stesso Erast Petrovic Fandorin. (Leggo su Wikipedia che c’è anche una piccola serie che ha come personaggio principale una suora…).

E ora, via! verso nuove fantastiche avventure!

Letture primaverili 2013 (5)

Temo di aver abbandonato l’ordine alfabetico. E, dopo i cinque dello scorso post, torno ai tre libri.

Previsioni del tempo, di Wu Ming. Si tratta di qualcosa a metà strada tra il racconto e il romanzo, e riprende alcuni personaggi e ambienti di “Guerra agli umani” di Wu Ming 2 (di cui ho già parlato qui). La scrittura è sempre ironica, specialmente nelle situazioni. Mi è piaciuto, anche per la sua natura più “ristretta” e concentrata consiglierei di leggerlo prima di “Guerra agli umani”, per non farlo avvertire come un’appendice di minor peso.

Il profumo, di Patrick Suskind. Questo è, secondo me, un capolavoro di fantasia. Il romanzo è la biografia di Jean-Baptiste Grenouille, che nel Settecento francese conduce, a causa di alcune sue caratteristiche estremamente particolari, un’esistenza eccezionale. La grandezza dell’autore, per me, sta nel costruire la psicologia, e quindi la storia, di quest’uomo, proprio a partire dalle sue qualità impossibili. Ciò che non mi è piaciuto troppo è un certo indugiare, talvolta ripetitivo, sugli aspetti interiori dei personaggi, che ho trovato a tratti eccessivo e che mi ha fatto saltare qualche mezza paginetta qua e là. Comunque lo considero uno dei migliori romanzi che ho letto finora in questa stagione.

Morituri te salutant, di Danila Comastri Montanari. Un giallo ambientato nella Roma dell’imperatore Claudio, con protagonisti, come in molti romanzi della stessa autrice, il senatore Aurelio Stazio e il suo liberto Castore. Avevo già letto un altro romanzo (“Scelera”) di questa autrice, che però non mi aveva impressionato. Questo invece mi è piaciuto molto. Sia per la comunque onnipresente attenzione ai dettagli della ricostruzione storica di aspetti della vita quotidiana, che, questa volta, anche per una trama “gialla” convincente.

Bene, finisco qua. Il prossimo dovrebbe essere il (6) e siamo solo all’inizio di maggio… sono curioso di vedere quanti post di letture primaverili arriverò a produrre! A presto, comunque.

Letture primaverili 2013 (4) – Don’t panic

Mi sentivo abbastanza nel panico, ma sapevo di avere l’antidoto giusto.

Mi sono messo seduto sulla mia poltrona svedese in sala, poi mi sono alzato e sono andato a prendere l’ebook, visto che l’avevo dimenticato sul comodino in camera da letto, mi sono rimesso seduto, poi è suonato il telefono. Erano quelli di Enel Green Power che per l’ennesima volta volevano vendermi un pannello fotovoltaico e una papera di gomma a patto che andassi a vivere in una capanna di non più di quindici metri quadri. Per l’ennesima volta ho fatto presente che la mia capanna, su cui ho un esoso mutuo ipotecario a trenta generazioni, supera di poco la metratura consentita, quelli hanno riagganciato, senza nemmeno promettermi un portachiavi di consolazione. Mi sono rimesso seduto sulla poltrona svedese in sala e, ormai in preda al panico, ho aperto l’ebook, che recava in copertina la dicitura: “non fatevi prendere dal panico”.

E questa volta ho esagerato: dopo milioni di anni di viaggi nel tempo, decine di universi visitati lungo l’asse della probabilità, centinaia di migliaia di anni luce percorsi su astronavi con propulsori che si affidano a tecnologie nemmeno immaginabili, mi sono trovato, sulla poltrona svedese, ad aver letto cinque romanzi. Per essere precisi, una trilogia in cinque parti.

Sempre andando in ordine alfabetico (per le puntate precedenti, vedasi, e.g. qui, qui e qui per quanto riguarda la primavera; per le altre stagioni, arrangiatevi un po’, dai, ad esempio cliccando sul tag “letture” oppure digitando a lettere a caso nella barra degli indirizzi del vostro browser), sono arrivato all’autore: Douglas Adams. Sì, sono ancora alla A di Adams.

I titoli della trilogia sono ovviamente cinque:

Guida galattica per gli autostoppisti,

Ristorante al termine dell’Universo,

La vita, l’universo e tutto quanto,

Addio, e grazie per tutto il pesce e

Praticamente innocuo.

Tanto per spiegare e aggiungere qualche riga, la guida galattica è uno dei best sellers dell’universo, contenente informazioni su tutto ciò che un autostoppista galattico può incontrare nel corso dei suoi viaggi. Il ristorante al termine dell’Universo è invece un ristorante che si trova, curiosamente, al termine dell’Universo, e in cui, di conseguenza, è possibile per clienti molto facoltosi cenare assistendo agli istanti finali dell’Universo stesso. La vita, l’universo e tutto quanto è il contenuto della domanda fondamentale, ignota, la cui risposta è invece ormai arcinota. “Addio e grazie per tutto il pesce” è il messaggio d’addio della seconda specie più intelligente del pianeta Terra alla terza specie più intelligente, nel momento in cui la seconda abbandonò definitivamente il pianeta destinato ad essere demolito per far posto a una tangenziale galattica. Infine, “praticamente innocuo” è la ardita ed elaborata descrizione della guida galattica alla pagina riguardante il pianeta Terra.

Ovviamente, non starò a descrivere come questi elementi sono legati insieme nel corso della trilogia (in cinque parti). Ho il fondato sospetto che se lo facessi più d’uno mi accuserebbe di non aver capito nulla. Effettivamente esistono romanzi in cui è possibile che il lettore non capisca assolutamente nulla: oltre che i romanzi di Virginia Woolf, anche questi di Douglas Adams. Però i romanzi di Virginia Woolf non recano in copertina la rassicurante frase “non fatevi prendere dal panico”, in caso di viaggi nello spazio sono assolutamente inutili, e hanno lo stesso ritmo di un valzer di Eta Procyonis, in cui i cinghialoidi battono una zampa ogni ventisei ore standard. Per questo motivo, anche se prometto che prima o poi affronterò anche il discorso “romanzi di Virginia Woolf”, per ora mi limito alla Guida Galattica e sequel vari. Nonostante sia possibile che non ci abbia capito nulla.

Anche perché non è vero. Una cosa, assolutamente cruciale e decisiva per il mio stato di panico, l’ho compresa fino in fondo. E in effetti il mio panico se n’è andato, squagliato da un pensiero, che è anche una domanda:

a cosa serve farsi prendere dal panico quando la Terra sta per essere demolita?

Buona lettura multipla!

Letture primaverili 2013 (3)

Sono tre, questa volta, ma in realtà è un unico libro, “La trilogia dei re”, di Acheng.

Si tratta di tre storie (romanzi brevi? novelle?) raccontate con studiata semplicità che hanno come sfondo la Cina rurale della Rivoluzione Culturale.

Ne Il re degli alberi il protagonista è un boscaiolo dalla forza sovrumana che vive però un rapporto particolare, quasi animistico, con la natura della montagna e si trova a scontrarsi con le richieste rivoluzionarie delle nuove politiche agrarie.

Il re dei bambini, invece, è un giovane che viene sottratto alle attività lavorative dell’azienda locale per sostituire nella scuola del villaggio un insegnante che se n’è andato. In questa nuova funzione egli cerca di rendere efficace ed utile l’apprendimento dei suoi alunni, scontrandosi, di nuovo, con la rigidità della burocrazia rivoluzionaria.

Infine, Il re degli scacchi racconta di un brillante giocatore di scacchi, povero e in difficoltà, la cui storia propone il conflitto, nella società della campagna cinese del periodo maoista, tra la pace, la soddisfazione interiore, la realizzazione individuale da una parte e il riconoscimento sociale, le istanze collettive e produttive dall’altra.

Ho trovato la scrittura di Acheng un modo elegante ed intelligente di leggere in modo critico, talvolta con ironia, le contraddizioni della Cina rivoluzionaria. Evidenziando attraverso storie comuni, di un realismo che mi ha spesso sorpreso per quanto è in grado di misurare le distanze con la vita occidentale, l’esistenza reale di dimensioni culturali con cui la Rivoluzione Culturale non ha saputo fare i conti.

Credo che presto scriverò anche qualcosa di più specifico sull’interpretazione che il protagonista de Il re dei bambini dà al proprio compito di insegnante. Per ora, chiudo con un apprezzamento per un volume che ho aperto con lo scetticismo che spesso mi accompagna quando affronto qualcosa di orientale, ma che ho chiuso con un certo dispiacere.

Letture primaverili 2013 (2)

Ormai ho preso velocità, non mi ferma più nessuno.

Call for the dead (Chiamata per il morto), di John Le Carré. Scopro solo ora che è il suo primo romanzo, datato ’61. Ma è Le Carré, e leggendolo mi sono accorto che mi era mancato. Il primo Le Carré, con già George Smiley. Un gioiellino.

Il tesoro del Tempio, di Eliette Abécassis. Gli Esseni, i Templari, gli Assassini. Vabbè. Il problema è che, con questi temi, mi viene da dubitare di tutta quanta la messe di informazioni sulla cultura ebraica che l’autrice dissemina lungo tutto il romanzo. Che, anche come giallo, è deboluccio.

L’enigma di Fermat, di Amir D. Aczel. La ricostruzione della storia che ha portato a una dimostrazione matematica che ha avuto grande risalto sui media, è anche un piccolo compendio di storia della matematica a partire dal periodo babilonese. Interessante soprattutto perché mette in luce la dinamica della scoperta matematica, gli aspetti culturali del sapere matematico e l’ampiezza di respiro dell’impresa che lo pervade. Lo consiglierei, anche a chi di matematica ha un’idea piuttosto vaga e persa nelle nebbie di passati lontani.

E segue ancora…

Letture primaverili 2013 (1)

Come dicevo qui, ho trovato una miniera di ebook. Ho iniziato in ordine alfabetico, ma temo che cambierò presto criterio, perché non sono particolarmente soddisfatto della scelta che la sequenza dei cognomi degli autori mi fornisce.

Dollari, maledetti dollari, di Edward S Aarons. Inverosimile, pretestuoso, scontato. Non dico come opera letteraria, ma semplicemente come  pezzo di genere, niente di eccezionale.

Da Quarto al Volturno, di Giuseppe Cesare Abba. C’entra con gli altri due del presente post, ovviamente, come i cavoli a merenda, ma quando si incappa in una biblioteca e si sceglie l’ordine alfabetico degli autori è questo quello che succede. Mi aspettavo dieci chili di retorica, di quella che mi hanno sempre reso il Risorgimento indigesto. E invece è stata una lettura interessante, non solo dal punto di vista della ricostruzione storica, ma anche come testimonianza di un clima culturale, di una tensione ideale. E, ragazzi, Abba, ventiduenne volontario garibaldino, appena può ci mette dentro un riferimento letterario, dai greci ai latini, ai contemporanei.

Nella mente del killer, di Keith Ablow. Un bel giallo, con colpi di scena (anche non ho gradito molto il trucchetto finale, a me piacciono i giallisti che giocano pulito) e qualche interessante spunto di riflessione sul rapporto mente-corpo. Consigliato.

E andiamo avanti…