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Pacchi di Natale

Se non sapete dove acquistare pacchi natalizi, o se vi va di farlo in modo doppiamente solidale, vi segnalo il link dell’iniziativa “Natale per l’Emilia”.

Doppiamente solidale perché i pacchi vengono composti (in formati standard oppure personalizzati) utilizzando prodotti tipici emiliani di ditte terremotate (o, credo, lombardi), o del commercio equo e solidale, commercializzate da aziende terremotate.

Penso che scriverò presto qualcosa sui regali di Natale. Per ora, solo questo suggerimento.

Eurosolidarietà

Così, in margine alla notizia che Germania, Svezia, Finlandia, Olanda e Regno Unito si rifiuterebbero di pagare i fondi europei già approvati all’unanimità per il terremoto in Emilia, mi va di postare un paio di citazioni, trovate qui sulla rete, di due figure che vengono considerate i padri fondatori dell’Europa, tra cui un tedesco.

Valga a renderci conto di cos’è oggi l’Europa, quanto lontano sì è spinto il progetto, sia nel senso di quanto è già stato realizzato, sia purtroppo anche nel senso di una evoluzione ideale e ideologica che rischia di mettere in discussione il tutto.

Alla fine forse sarà bene renderci conto, tutti noi europei, che non ci sono primi e ultimi della classe: che è vero, ci sono quelli che hanno avuto le tasche bucate; ma ci sono anche quelli che, nel fare le pulci ai centesimi, hanno perso di vista il motivo per cui un insieme di Paesi sovrani distrutti dalla guerra ha deciso di camminare insieme. E che in una comunità internazionale, tra un Paese di evasori e di corrotti e uno giusto e onorevole ma che si permette di imporre condizioni capestro a Paesi in difficoltà o addirittura negare i propri aiuti a regioni colpite da disastri naturali, beh non so proprio quale sia peggio. Certamente non è questa l’Europa di cui voglio far parte.

“L’Europa non sarà fatta in un sol colpo, né con una costruzione d’insieme: essa si farà attraverso realizzazioni concrete – creando dapprincipio una solidarietà di fatto”.

(Robert Schuman, 9 maggio 1950)

“A De Gasperi mi legava una stretta e sincera amicizia. Negli anni della ricostruzione europea ho trovato sempre in lui un uomo e uno statista che, per genuina coscienza europea e per profondo senso cristiano della responsabilità, impegnava completamente la sua personalità nella riuscita di questa grande impresa. Ripenso spesso a questo preludio europeo e a quei dialoghi, nei quali De Gasperi, con vigorosa e spesso scongiurante insistenza, metteva in risalto la necessità che il futuro e la sicurezza dei nostri due popoli si fondessero in un’Europa politicamente unita. Il patriottismo di De Gaperi non era nazionalista; esso scaturiva unicamente dal desiderio di rafforzare il suo Paese mediante il concorso alla solidarietà europea. Per lui l’Europa non era un meccanismo di primaria importanza, non una forza organizzativa tecnica, bensì volontà politica di conseguire una unità politica. […]
Alcide De Gasperi va posto tra quelle spiccate personalità politiche che con semplicità, con limpidezza e con fermezza hanno indicato al loro popolo e all’Europa la via verso un avvenire di sicurezza e di pace. L’opera di tutta la sua vita deve essere per noi impegno a proseguire su questa strada. Noi siamo consci che questo cammino sarà ancora molto spinoso. De Gasperi ci ha lasciato in eredità la dimostrazione esemplare che senso cristiano della responsabilità, integrità morale, impegno personale e vigore di condotta politica sono le qualità per giovare al proprio popolo, all’Europa e alla libertà del mondo occidentale”.

(Konrad Adenauer, cit. da Concretezza, 1964, su 30giorni).

Concerto per l’Emilia

Brevissimo sul concerto che ho visto questa sera in televisione. Non mi è piaciuto particolarmente dal punto di vista dello spettacolo, né dell’enfasi su certi aspetti del terremoto. Mi è invece piaciuta molto la volontà di partecipare da parte degli artisti emiliano-romagnoli.

Un evento del genere, organizzato direttamente da alcuni artisti, mostra la presa di coscienza da parte di questi della loro capacità di mobilitare persone, di mobilizzare denaro, e di offrire musica, arte, qualcosa di bello anche in una situazione per molti versi tragica.

Due figure mi sono rimaste particolarmente impresse: Caterina Caselli e Vasco Rossi.

La prima: emozionata (non saliva sul palco da oltre quarant’anni), stonata non solo a tratti, affaticata, con brani datati e accompagnati in modo striminzito. Musicalmente non proprio una perla. Perché? Per esserci. Non credo non le sia costato, anzi probabilmente Caselli ha messo in gioco più orgoglio e amor proprio di quanto non sia sembrato.

Il secondo: non pervenuto. Perché non ama “quel modo di fare beneficenza, poco costoso e poco faticoso”, come diceva qualche giorno fa in un post su internet. Preferisce, scrive, tirare fuori i soldi dal proprio portafogli. Lui “ama” un modo di far beneficenza, “non ama” un altro. Lui che, non dovesse per forza fare quel che ama, avrebbe potuto da solo riempire il Dall’Ara, o far aumentare di 5 euro il prezzo del biglietto. Ma lui questo non lo ama. Preferisce, come se questo escludesse l’altro, pagare di tasca propria. Eh già. E comunque ha affidato sempre a internet un messaggio illuminante, nel suo stile, sul travaglio tra il bisogno degli altri e la necessità di solitudine. Eh già.

Vasco Rossi non mi piace musicalmente, e questo potrebbe essere dovuto alla mia inciviltà musicale. Ma di esseri umani me ne intendo un po’ di più. Non c’è star bene o male che tenga: la prima cosa che mi viene da pensare è che un piccolo uomo abbia messo nero su bianco la propria statura, lontano dai suoi simili e dal palcoscenico che così magistralmente di solito occupa. E che quasi timidamente, sul palco ma con tanta forza, ci fosse invece una grande donna.

La seconda… non la scrivo qua. 🙂

Fracking dell’informazione

Sembra diventato uno sport nazionale: cercare una spiegazione alternativa a quella ufficiale, fare dietrologia, cercare il complotto dei poteri forti.

Per carità: l’attenzione va esercitata sempre, ed è sano e auspicabile usare cautela e senso critico nei confronti dell’informazione di massa. Ma altrettanto senso critico e cautela va adottata nei confronti della cosiddetta controinformazione.

Un caso su tutti, quello del terremoto in Emilia. L’informazione “standard”, compresi tecnici e geologi, ha immediatamente parlato di origine tettonica, della dorsale ferrarese, delle faglie. Ma ecco su internet comparire i meglio informati: i terremoti sono dovuti alle perforazioni petrolifere secondo alcuni, all’immagazzinamento di gas nel sottosuolo secondo altri, o ancora al cosiddetto “fracking”.

Ora, che le perforazioni petrolifere (nel senso di prospezioni, non di estrazione, che è minimale dalle nostre parti) possano causare terremoti mi pare escluso per puro buonsenso: fai un buco in terra e cosa succede? scateni un terremoto? Sull’immagazzinamento di gas effettivamente sembra ci siano progetti da parte di una ditta, ma, se tutto va come dovrebbe (ma non è scontato: siamo in Italia), i progetti dovrebbero ancora essere lontani dalla fase operativa. Quindi è difficile affermare che la causa di una realissima serie di terremoti sia un ipotetico progetto ancora su carta (se è ancora su carta, il che va effettivamente verificato).

Ma il fracking, termine sconosciuto ai più, chissà che danni può fare! Basta cercare un po’, magari aiutandosi con un po’ di inglese (visto che in Italia non se ne parla molto perché da noi non si fa fracking). L’Economist ha diversi articoli sul fracking negli USA e in Australia, e in particolare in questo spiega come mai in Europa sia una tecnica non adottata quasi per niente, tranne in Polonia e forse in Ucraina, mentre in Francia è stata approvata una moratoria. Quest’altro articolo, segnalatomi da Michele, che ringrazio, evidenzia effettivamente un legame tra sismi di magnitudine inferiore a 4 e la pratica del fracking in alcune zone degli USA. Ripeto: in alcune zone degli USA. Cioè, il fracking non viene praticato in Italia, ma negli USA e causa terremoti, tra l’altro di magnitudine molto inferiore a quelli registrati in Emilia, nella stessa zona degli USA, e non in Italia.

Qui, però, il fenomeno più interessante non è quello sismico, ma quello comunicativo. La gente “sente” queste notizie da canali non tradizionali e, spesso, le considera attendibili. Il che significa che

  1. i canali tradizionali, che ovviamente non parlano preventivamente di queste teorie strampalate o ne parlano solo dopo che la notizia è trapelata nei contesti non tradizionali, vengono considerati come meno attendibili
  2. la gente non ha mediamente gli strumenti per poter rispondere in prima persona nemmeno alle più banali ed evidenti fesserie
  3. c’è qualcuno che organizza ad arte campagne controinformative strumentalizzando la paura per far attecchire opinioni precise indipendentemente dalla loro fondatezza

Secondo me qui c’è molto su cui riflettere. E agire: presidiando, se necessario, la rete con senso critico e attenzione.

Che festa è

2 giugno 1946: referendum istituzionale per la determinazione della forma dello Stato italiano, e vince la Repubblica.

2 giugno: festa della Repubblica Italiana.

  1. L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Chi deve essere festeggiato oggi, insieme alla Repubblica, sono i lavoratori, che la fondano ogni giorno. I lavoratori precari, i lavoratori atipici, i lavoratori statali, i lavoratori dell’esercito, i lavoratori della cooperazione. Tutti.
  2. La parata non c’entra niente. E non per il terremoto. Perché la festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate è il 4 novembre: la facessero allora, la parata militare, e se non è più festa nazionale, tanto meglio.
  3. Basta con le storie qualunquiste e disinformate da massaia isterica perché non trova i cinque centesimi che ha lasciato sulla stufa: Forlani ha annullato con congruo anticipo la parata per il terremoto del Friuli perché è il sisma è avvenuto il 6 maggio, non il 27; non si può cancellare tutto a sei giorni sperando anche di risparmiare, perché i soldi, spesi o promessi, sono già impegnati. Invece di sparare grillate solo per il gusto di spararle, troviamo modi concreti e plausibili di aiutare. Compriamo il Parmigiano dai caseifici che cercano di non buttarlo, aderiamo alle raccolte di generi non alimentari, chiamiamo il 45500 eccetera eccetera.
  4. Buona festa a tutti.

C’è scienza e c’è altro

Fai una ricerca, ottieni risultati, scrivi un articolo, lo invii a una rivista, aspetti che i referee leggano e rivedano, se chiedono modifiche cerchi di sistemare e pubblichi, se rifiutano ti rivolgi a un’altra rivista.

Nella scienza funziona così. Le riviste spesso sono internazionali e si avvalgono di referee che sono esperti internazionali della materia. Può darsi che vi siano simpatie e antipatie, che vi siano correnti maggioritarie e correnti indipendenti. Ma se una ricerca produce dei risultati nessuna rivista ha interesse a rifiutarsi di pubblicarla (salvo forse in alcuni settori che in questo caso però non c’entrano). Anzi.

Detto questo, si può leggere la biografia di Giampaolo Giuliani. E farsi un’opinione sul valore della persona, del ricercatore, delle teorie. Voglio credere nella buona fede, anche se le previsioni fatte dopo che gli eventi si verificano non sono esattamente delle previsioni.

La buona fede a cui non credo è quella di chi gestisce il blog di Beppe Grillo, i signori della Casaleggio srl, I suppose. Questi cavalcano la notizia ben sapendo che si tratta di qualcosa di assolutamente al di fuori di un controllo scientifico, giusto per fare controinformazione, come di consueto. Quali siano i motivi della controinformazione ad ogni costo in questo momento non voglio approfondirlo: ci sono tante belle inchieste online su questi signori. Ricordo solo quello che scrivevo recentemente proprio sul terremoto: in queste situazioni si vedono le qualità umane e quelle bestiali, e uno sciacallo resta uno sciacallo anche con le stelle e i voti.

Quando la terra trema

(Con tanto affetto e vicinanza a tutti i conTerranei delle province di Ferrara, Modena, Bologna, che vivono ore terribili.)

Quando la terra trema non puoi far altro che metterti al riparo come puoi. Una banalità a dirsi, assai meno quando la terra che trema è la tua terra, la tua casa, quando ciò che vedi oscillare sono le certezze della tua vita.

Quando la terra trema ciò che sperimenti è la totale impotenza. Nel prevedere, nell’agire, nel programmare. Quando la terra trema emerge una realtà che spesso cerchiamo di nasconderci: la fragilità.

Quando la terra trema siamo davvero ciò che siamo: piccole formiche in un mondo molto grande, cieco e sordo.

Quando la terra trema è messa a nudo la nostra vera natura. Gli sciacalli escono allo scoperto e si denunciano come tali. Le donne e gli uomini mettono in gioco ciò che di meglio hanno dentro di sé: la solidarietà, la vicinanza, la coesione.

Quando la terra trema: è qualcosa che non vorremmo mai, ma che non possiamo controllare. L’unica scelta che abbiamo sta tra il tenere la testa tra le macerie e vibrare anche noi nel momento della verità, tra il nostro essere bestiali e il nostro essere umani.