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Ciliegie

Un sabato di qualche settimana passata sono andato al supermercato con il piccolo più piccolo (sarei poi uscito col grande al pomeriggio).

Entrando c’è il banco della frutta: ciliegie. (“Babbo, babbo… le… le… hm… fragole!”).

Le ciliegie sono una cosa strana, nella mia memoria. E’ come se fossero arrivate tardi. Comprensibile: per bambini piccoli i noccioli non sono esattamente consigliabili.

Non avevamo ciliegi vicini, per cui anche l’idea molto rurale e romantica dei bambini che “rubano” le ciliegie non mi appartiene.

L’una che tira l’altra, invece, sì. Quando iniziavo a mangiarne, come tutti i  bambini, credo, bisognava che arrivassi al fondo della bacinella prima che potessi smettere.

Però il mio primo ricordo legato alle ciliegie è una calda giornata, una casa di campagna, una famiglia di amici che vi si trasferiva d’estate, una bella signora dai capelli rossi che mi metteva un arnese in mano e via, sul tavolo del giardino, una montagna di ciliegie (o erano amarene?): snocciolare! Intorno non ricordo nemmeno se ci fosse mia sorella, o le bambine della signora dai capelli rossi, credo, anzi, certamente i suoi genitori, suo marito, affascinante quando parlava, e l’immancabile cocker dal pelo rosso. Forse c’era un dondolo, forse una piscina. E in casa il profumo che ha la marmellata quando ancora non c’è.

Ricordi confusi, che si sovrappongono a quelli successivi, in cui la casa di campagna è un’altra, c’è anche una casa di città, ci sono le bambine, ci sono film, feste, musica, pianoforte, posti vuoti e parole affascinanti mai più ascoltate.

Ma le ciliegie, le ciliegie! Quel pomeriggio a snocciolare, l’aroma della frutta che cuoce, sole e ombra, caldo e brezza, sorrisi e calore: era cent’anni fa, ma grazie al cielo ogni anno arriva il momento delle ciliegie.

Il quaranta di maggio

In tanti mi chiedono com’era il tempo a Barcellona, essendone io appena tornato (una trasferta che ha richiesto molta preparazione e si è risolta in ore davanti a schermi di computer e di videoproiezione, qualche mangiata degna di menzione, relazioni amichevoli e nessuna forma di turismo, grazie anche ai buoni uffici di Alitalia che ha pensato bene di cancellarci il volo di ritorno e prenotarci su un aereo che partiva dodici ore prima del previsto).

Freddo e nuvoloso: nessuna novità rispetto al clima che ho lasciato a casa e che ho ritrovato.

Ma, esattamente come a casa, con la possibilità di godere di cieli spettacolari: non la profondità indistinguibile di uno sfondo uniformemente azzurro, non il soffitto vicino, quasi edile, di una coltre compatta, ma panorami sempre nuovi di sfumature di ogni colore, sempre in movimento grazie al vento freddo che anche al suolo rende vario da un momento all’altro l’abbigliamento di chi lo lascia libero di volare.

Questo per quanto riguarda il clima atmosferico. Per altri generi di clima, ciò che mi ha colpito, più dell’ultima volta a febbraio, è la quantità di cartelli “in affitto” o i prezzi degli immobili in vendita che gli sportelli bancari espongono in vetrina. Più che l’arrivo dell’estate, parlano di un inverno ancora in corso, pur nella zona più calda di Spagna.

Mi assicurano che la previdenza dei nonni insegna che

hasta el cuarenta de mayo no te quites el sayo

intendendo che fino alla metà di giugno è bene non disfarsi degli abiti pesanti. Una fredda primavera, per quanto a molti sgradita, non è una novità.

E, di nuovo parlando di ogni tipo di clima, forse è bene tornare a scoprire la saggezza di chi ne ha viste tante. Forse è bene ricordare che il mito della vita da spiaggia, per quanto goduto da tanti per lunghi anni, non garantisce per il futuro.

Che la spesa per bikini, paletta e secchiello, probabilmente, è bene affrontarla quando si sa che il cappotto non ha buchi.

E comunque dopo il quaranta di maggio.

Sogni per l’estate

Sogni, nel senso che con il bilancio familiare che ci troviamo dovremo fare una scelta molto oculata, casomai. E non è solo una questione economica: anche avendo quelle mille lire al mese in più, probabilmente, in questo periodo un po’ di sobrietà la metterei sul piatto comunque.

Poi sogni, intendiamoci: non è che i miei sogni siano tutti su dove passare la settimana di ferragosto.

Però in mezzo alle preoccupazioni sull’elezione del Presidente, sul futuro del Sistema Paese, sulle supercazzole dei nostri economisti che ormai non sanno più che pesci pigliare, mi sono rifugiato nel mondo dei desideri, dei profumi, dei colori, dei sapori, delle esperienze.

Faccio un catalogo, metto insieme ricordi e fantasie, e poi si vedrà. Già tempo fa avevo fatto un elenco del genere, ma era più una lista della spesa, senza motivazioni e senza una prospettiva temporale. Invece ora parlo dell’estate, quel che si potrebbe fare, con la mia ciurma.

  • Numero uno, sempre, sarebbe poter tornare a Trinidad. Magari approfittandone per una capatina in qualche altra isola dell’arcipelago (Martinica o Guadalupa in primis). Ma questo è decisamente fuori target, quest’anno, per vari motivi.
  • Mi piacerebbe visitare, finalmente, la Sicilia. Desiderio risvegliato sicuramente dal nuovo episodio di Montalbano visto lunedì sera, ma mai davvero sparito dalla circolazione.
  • Anche la Sardegna, ovviamente. Nel corso degli ultimi anni ho collezionato località consigliate: bisognerà prima o poi verificare, no?
  • Un giro in Grecia, anche. Tornare nel Peloponneso o puntare su Creta? Le isole Ionie, o il Dodecaneso? (Ecco, le Cicladi invece mi interessano decisamente meno). Qui ammetto una parzialità di origine gastronomica…
  • E perché non il Salento? Già l’anno scorso ci è sfumata una vacanza già prenotata per problemi di ferie: perché non ritentare?
  • Montagna. Certo, una bella settimana in Alto Adige o anche in Austria. In Austria in vacanza non ci sono mai stato, ma mi parlano molto bene dei servizi per famiglie e dei prezzi; in Alto Adige si aggiungono anche i panorami mozzafiato delle Dolomiti. In realtà non mi dispiacerebbe nemmeno provare un anno anche un soggiorno in Val d’Aosta, anche se, non so: non sento lo stesso feeling.
  • Magari, ai margini della stagione, ci potrebbe anche stare una vacanza spagnola, tra Barcellona e Valencia, entrambe città che mi dicono tutti essere molto child-friendly, ad esempio, o più giù in Andalusia.
  • E inoltre ci metto anche, non so bene né come né dove (le mie esperienze francesi, ad esempio, sono state eccezionali), un’avviamento al campeggio ai piccoli di casa… dove per “campeggio” intendo in tenda, per ora col nostro piccolo iglù: tanto d’estate si sta all’aria aperta il più possibile…

Mi pare una lista ragionevole, su cui cominciare a lavorare. Qualche idea da aggiungere? Fate anche voi così, o come fate a decidere?

Impressioni di fine settembre

E’ passato un po’ troppo tempo (per i miei personalissimi gusti) dall’ultimo post. I motivi sono tanti, non ultima una piega piuttosto frenetica che la mia vita ha preso con il mese di settembre. Mi è capitato spessissimo in questi giorni di pensare: “ecco, dovrei scrivere un post su questo argomento”, ma arrivato a sera poi il pensiero se n’era andato, o si era nascosto tra le federe o chissà dove.

Qualche esempio di post naufragati (nel mare d’erba?).

  • I bambini sono finalmente tornati a scuola. Finalmente: ma quant’è lunga l’estate, soprattutto per chi non riesce a fare più di una settimana di villeggiatura?
  • Sono tornato a scuola per una velocissima visita, la mia vecchia scuola di tre anni fa e la mia futura scuola fra un anno e mezzo. Ne sono uscito scaldato dai saluti degli alunni (pochi) mi hanno visto, dagli abbracci e dai rimproveri (“ci sei ma non ci sei, eh?”) dei vecchi colleghi, di quelli che hanno voluto fermarsi a parlare. Un “bentornato” che mi ha fatto bene.
  • Ho visto un tablet. Ora non posso più dire che non so cosa sia. In generale, però, mi rimane l’interrogativo sul perché un tablet dovrebbe essere meglio di un netbook. Sicuramente è tecnologicamente più avanzato, e per chi deve principalmente leggere vedo forse il tablet avvantaggiato dalle dimensioni e dal peso. Ma se si deve scrivere, così a intuito, direi che preferirei dieci volte un netbook. O mi sfugge qualcosa?
  • Il caso Sallusti: non capisco le vesti stracciate di colleghi direttori di fronte alla condanna, come se fosse pericolosa per la libertà di espressione o di cronaca. Anzi, forse un po’ le capisco ma avrei preferito non vederle. Alla fine dei conti, chi fa il giornalista o il direttore responsabile non deve preoccuparsi della sentenza in questione. Deve preoccuparsi chi per libertà di espressione intende la libertà di diffamare, di diffondere informazioni false, di farlo assecondando disegni più o meno occulti di persone terze; o chi lascia altri fare lo stesso invece di controllare responsabilmente. Avrei voluto invece sentire giornalisti e direttori indignati per ciò che il processo ha appurato, che squalifica la professione.
  • Grande scalpore per il magna-magna laziale, che poi pare, meraviglia delle meraviglie, essere esteso anche ad altre regioni. Certo che siamo proprio forti: è da Tangentopoli almeno, vent’anni fa, che io sento parlare di questo modo piuttosto allegro e nonchalante di gestire i soldi pubblici da parte dei politici e degli amministratori, voi no? E ci svegliamo oggi tutti scandalizzati e sorpresi? Dopo che invece di tenere d’occhio questa gente che tutti sapevano più o meno cosa facessero o come vivessero, li abbiamo pure mandati al governo a depenalizzare le porcherie che stavano facendo, con strascichi di polemiche eccetera eccetera. Ha ragione la vicesindaca del PD che urla “non siamo tutti uguali”, ma anche noi elettori non siamo tutti uguali. Forse il voto non dovrebbe essere così segreto, e forse chi ha votato certa gente, e poi è saltato fuori che guarda caso quel che si diceva di costoro non era così lontano dal vero, forse a chi li ha votati saltare un paio di turni elettorali non farebbe male. Giusto per ricordarci che politici e amministratori non nascono sulla poltrona e che la prima responsabilità dell’elettore è scegliere bene da chi farsi rappresentare.
  • E’ arrivata finalmente la pioggia. La notte è ormai più lunga del giorno, le foglie più a terra che sui rami, il sole più dentro che fuori. E’ il tempo del calzino rovesciato.
  • Per la seconda volta in tre settimane torno a valicare gli Appennini: oggi per il primo saluto ad A., ventuno giorni fa per l’ultimo a B.. Due bimbe. Quanto ci fanno camminare i bambini!
  • La stanchezza di settembre: temuta da sempre, eccola qua. Mille inizi nello stesso periodo, un periodo che, come scrivevo qualche riga sopra, di per sé non si presta benissimo ai nuovi inizi, alle partenze in quarta. Ma non importa, l’importante è camminare: “sono solo il suono del mio passo”. E quindi, buoni inizi a me e a tutti.

 

L’adorato autunno

Sono tre giorni che la inseguo, avvertita, con grande nostalgia, a tratti a partire da domenica scorsa.

Il caldo, questo lunghissimo grande caldo che da mesi a ondate che non sono onde ci ha avvolto, non ha odore, anzi odora di caldo, di secco, di assenza di essenze. E anestetizza la pelle, non solo l’olfatto, con il suo bruciore e il nostro sudore.

Invece la fine dell’estate è questione di naso e pelle.

Il profumo del sollievo della terra arida, della gratitudine della vegetazione stremata; aromi che tornano ad emergere, sottratti al torpore del caldo estremo. Qualche tono di fumo, sterpi e rami, promettono sapori cari, ancora in lontananza, fuochi e castagne, forni e pane. E poi sfumature legnose che mi sono abituato ad associare al piacevole sentore di matite nuove, di carta stampata di fresco, di libri mai aperti, alle emozioni ricordate di un tempo che si chiude e a quelle ignote del futuro prossimo, all’ansia dei preparativi, all’attesa del primo giorno.

E il freddo, la pelle che lo prova, lo subisce, ne gode, ancora scoperta o vestita di quel poco che per inerzia sopravvive nei guardaroba impreparati. Scalzo, coperto di cotone leggero, rabbrividisco con piacere alle folate tra finestre finalmente aperte anche nelle ore centrali del giorno, tra tende che lasciano passare una luce non più abbacinante, ma talvolta velata e incapace di proiettare ombre, altre volte ancora di sole diretto e caldo in un’aria che non se ne accorge. E’ il senso del tatto ad avvertire anticipi di piogge che verranno, di libertà all’aperto senza il prezzo del sudore, del ritrovarsi senza dover fuggire o nascondersi e ricominciare.

Quasi già settembre, quasi non più agosto, quasi non più estate, e già arriva l’adorato autunno.

Attese estive

Ogni stagione che sta per iniziare si presenta con aspettative e appuntamenti abituali. Ecco le mie attese per l’estate che arriva.

  1. La tortellata di San Giovanni
  2. Il festival multiculturale di Collecchio (un must, probabilmente l’evento dell’anno, tra cucina etnica, musica, mercatini e tanto spazio per i bimbi)
  3. Qualche weekend in tenda con la famiglia (sempre che riusciamo a superare la pigrizia)
  4. La pizza di Corchia, nelle giornate particolarmente calde
  5. Un po’ di montagna
  6. Qualche piscinata
  7. La fiera di Fornovo

E per voi?