- La rucola cruda (cotta è buonina).
- Corona, le sue vicissitudini, i giornalisti che non hanno di meglio da scrivere. Ma chi è, comunque? Da dove salta fuori? E perché?
- I call center di Sky: ma se non ce l’ho, credete che sia perché non ho idea che esiste? O perché non ho trovato nessuno che me lo venda?
- Gli artigiani che ti fanno il prezzo IVA esclusa, ma proprio esclusa.
- Il liberismo: è il modello di riferimento della finanza internazionale, che non mi pare stia facendo un figurone.
- I manager della sanità che si intendono solo di soldi. Dei propri.
- I titolisti dei giornali e le sciagure “perfette”. Già non si capisce perché una tempesta debba essere “perfetta”, comunque quella del film effettivamente era una tempesta notevole. Ora la “nevicata perfetta”? La “tangente perfetta”? Andiamo avanti ancora per molto? Un’idea decente e sensata, no?
- I reality in cui la gente viene cacciata fuori a male parole. Una trasmissione in cui si vedono buone maniere non vale il canone? Competere tra concorrenti significa per forza accoltellarsi alle spalle? Giudicare i concorrenti significa per forza insultarli o concedere graziosamente uno straccio di approvazione dall’alto di una presunta superiorità inarrivabile? Ma dove siamo?
- “Impiattare”. Che è comunque il prototipo delle situazioni in cui magari può anche capitare che non esista la singola parola nel vocabolario adatta ad esprimere il concetto: esistono però le perifrasi, che non sono disonorevoli e suonano meglio di improbabili neologismi.
- La campagna elettorale. Pessima. Andiamo a votare, vi prego!
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Conti persi
In tanti sembrano pensare che se qualcuno ha studiato un po’ di matematica in vita sua allora, ipso facto, sia un genio con i “conti”. Oltre a far presente che esiste un profilo professionale specifico, il “contabile”, legato ai “conti”, esemplifico con la seguente lista, quella delle cose di cui ho perso il conto.
- Dei caffè odierni
- delle brillanti idee di cui ho iniziato ma non terminato la realizzazione
- delle bozze di post per il presente blog
- di quel che (mi) è successo nella seconda parte degli anni ’90
- degli articoli che devo leggere
- dei libri nella mia biblioteca, tanto di quelli ancora da leggere come di quelli già letti
- dei regali che vorrei ricevere
- delle email da inviare
- delle persone che vorrei incontrare da qui a… ho perso il conto anche delle scadenze che mi sono dato
- dei posti che vorrei visitare (ma questo è un conto interessante che avevo iniziato a tenere, e quindi linko il post relativo)
- delle cose di cui ho perso il conto, e per questo termino qui la lista, visto che ce ne sono sicuramente altre, di cui non voglio tenere il conto.
Regole
- C’è sempre una regola, e poi ci sei tu che decidi.
- Se fotografi a figura intera non tagliare i piedi.
- Se dormendo ti muovi molto, è meglio imbottire il muro di fianco al letto.
- Sugli spaghetti metti il ragù, non le polpette.
- Se esci da una stanza per ultimo, spegni la luce.
- Se escono dadi doppi tiri di nuovo.
- Chiedi sempre “per favore”.
- Attento ai fiori di lavanda, che ci son dentro le api.
- Quando hai finito, metti a posto.
- Non ti aggrappare.
- Se l’albergo si chiama Reina Sofia, al tassista non parlare della Princesa Juanita.
- Ricordati che sei grigio.
- Il sale si mette quando l’acqua bolle.
- Se scassi le palle da mane a sera, non stupirti se la gente tende ad evitarti.
- Alla gente non interessa. A me forse.
- Dipende.
- L’olio non deve fumare.
- Verifica sempre la fonte.
- Del tuo l’esperto sei tu. Del mio sono io.
- Se insisti nel riconoscerti una particolare virtù, chi ascolta sarà ansioso di coglierti in difetto.
- Se tardi, avvisa.
- Non si stira quel che non si mostra.
- Ascolta.
- Il prelavaggio non serve quasi mai.
- Mantieni quel che prometti, quindi prometti raramente.
- Ma smettila!
- Entri senza frecce dando la precedenza a sinistra, quando sei dentro non devi dare la precedenza a destra, esci con la freccia a destra. Attento a chi attraversa, sia entrando che uscendo.
- Il parmigiano va su tutto, pesce compreso, a prescindere.
- Se la strada è stretta, non è un buon motivo per non affiancare: è un ottimo motivo per non telefonare.
- Certo, la modella della pubblicità è più appagante e si capisce subito, mentre l’etichetta sul vasetto richiede qualche conoscenza di chimica e un po’ di google; ma se fai lo sforzo capisci perché mangiando dal vasetto non diventerai mai come la modella che te lo vende.
- Nelle email non si sente il tono della voce.
- All’estero non hanno il bidet: fattene una ragione.
- Te l’avevo detto.
- All’estero quel che si chiama pizza solitamente non è pizza, ma questo non vuol dire che faccia schifo.
- Il re muove solo un passo alla volta, in qualsiasi direzione purché muovendosi non finisca in scacco.
- Ci provano in tanti a consigliarti modi per risparmiare soldi, risorse del pianeta, energia, suolo: l’unico efficace è consumare meno.
- Il bianchetto fa male alla salute, è illegale in diverse situazioni e trasforma fogli di carta in pannelli di cartongesso di difficile gestione. Vedi tu.
- Il contratto non scritto tra docente e studente prevede che il secondo tenti di barare e il primo di scoprire il secondo mentre lo fa. Alla soddisfazione dello studente quando riesce nell’intento e porta a casa un risultato ingiustamente positivo è moralmente ineccepibile che corrisponda altrettanta soddisfazione del docente quando scopre l’inganno e infierisce.
- I ragni in casa vanno uccisi, dispiace dirlo: ucciderne due è più facile e meno doloroso che ucciderne cento.
- Ci sono esperienze palesemente utili, esperienze possibilmente utili ed esperienze palesemente dannose: fino ai quindici-sedici anni l’incoscienza e la trasgressione giustificano le ultime, dopo solo la stupidità.
- Natale, Pasqua, Capodanno: anolini in brodo.
- Ricordati che se esageri salta la luce.
- Non parlar male di nessuno in sua assenza, assolutamente mai con uno sconosciuto, e se ti viene chiesto un parere che per te è negativo su qualcuno, attieniti ai fatti.
- Riguarda l’ortografia, e al limite ripassala.
- I proverbi, gringo, i proverbi!
- Quando arriva un temporale gli alberi non sono proprio il posto più sicuro.
- Il giorno che vedi la fila davanti al bancomat, mettiti in fila anche tu.
- Ma ti serve davvero?
- Le vitamine stanno anche nella frutta e nella verdura di stagione.
- Ci vuole un fisico bestiale: fattelo, in qualche modo.
- Sì, voglio la ricevuta/fattura/scontrino.
- La lista si fa prima della spesa.
- Fingere di avere vent’anni in meno, in generale, non è un buon segno.
- Prenditi un’aspirina.
- Anche i medici (i pediatri!) e i farmacisti seguono le mode. L’importante è saperlo e adeguarti, o no, consapevolmente.
- Carini e coccolosi! Carini e coccolosi!
- Lascia perdere il navigatore e impara a leggere una cartina.
- Lascia perdere l’automatico e impara a scattare su “manuale”.
- Lascia perdere e impara.
- Le regole devono essere poche e chiare.
- Quanno ce vo’ ce vo’, ma non è che può volerci sempre sempre…
- Quanti ne hai visti finora con le idee chiare quanto ora sembrano chiare a te? E cosa hai pensato quando ci hanno sbattuto il muso e si è visto che le loro idee chiare non erano per nulla chiare? Ecco, appunto.
- Se ti dicono che le cose si fanno in un modo, e a te questo modo non sembra molto razionale, o il modo proposto è un pregiudizio sedimentato, e può anche capitare, o è a te che sfugge qualche dettaglio, e può capitare anche questo. Scommetti tu su quel che ti pare più probabile…
- Facciamo un numero tondo.
- Non esiste solo la numerazione in base dieci e ogni numero ha almeno una numerazione in cui è bello tondo. E’ la variante matematica del più noto “ogni scarrafone è bello a mamma sua”.
- Tondo è bello.
- In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza. (Si chiama legge di Peter, non mi ricordo mai come si chiama, la metto qui solo come promemoria).
- Delle cose che non hai voglia di, o fai fatica a ricordare, prendi appunti, fatti dei foglietti: aiutati.
- Un litro e un decimetro cubo sono la stessa cosa. Un litro e un chilogrammo sono due cose diverse. Un litro di vino e una bottiglia di vino solitamente sono due cose molto diverse.
- Le cose pesanti cadono. Anche quelle leggere, ma fanno meno male. Di solito sui piedi cadono quelle pesanti.
- Il fatto che due più due faccia quattro, sempre e comunque, dà fastidio a tanti che cercano gli aspetti vaghi e poetici della matematica. Poi quattro lo puoi chiamare come ne hai voglia, anche cinque, se ti pare, ma le mele non mentono. Gli aspetti vaghi e poetici ci sono, ma due più due fa quattro e lo devi sapere per poterli apprezzare.
- Facciamo cifra tonda, l’ho già detto, ma certe regole valgono doppio.
- Le dicotomie sono utili per capire gli estremi, ma anche solitamente pessime rappresentazioni della realtà. Diffida di chi le pratica frequentemente.
- Nessuna pietà per mosche e zanzare. Nessuna pietà e nessun rimorso: è un dono, il dono della perfetta cattiveria. Yes we can!
- A tavola non si gioca.
- Le probabilità di vincere cifre spropositate alla lotteria sono solitamente molto esigue. Se poi uno non gioca nemmeno, diventano zero, con certezza.
- E per finire con un omaggio a Sorrento e dintorni (non so perché, ma mi pare giusto): il babà è una cosa seria, e anche la delizia al limone.
- Ogni elenco di regole è intrinsecamente incompleto, quindi chi ha letto fin qua deve contribuire con almeno una nuova regola da aggiungere all’elenco.
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Aggiornamento
79. Se l’utenza è prevalentemente femminile o indecidibile, la tavoletta va lasciata abbassata. Se invece l’utenza femminile è minoritaria, questa è pregata di ricordare che l’unica cosa che interessa a quella maschile maggioritaria è di non essere cazziata per una cretinata e che abbassare la tavoletta, a meno che non sia di ghisa, non è uno sforzo immane, e quindi la tavoletta è libera e se il pubblico femminile la trova alzata amen, non casca il mondo, se l’abbassa lei (vedere commenti sotto).
80. Se hai problemi a farla in piedi (nel senso di centrare il buco), siediti. E comunque, se sporchi, pulisci (vedere commenti sotto).
81. I SUV servono solo ad aumentare l’amor proprio dei proprietari, prevalentemente di genere maschile (da un commento di C. su fb).
82. Non si mangiano insieme pane e pastasciutta (come sopra).
I suoni che entrano
dalla finestra aperta, è sottinteso. Barbara, rispondendo al post sulle mie cose preferite, mi sollecitava a elencare i rumori, specialmente di origine animale, che sento aprendo la finestra. Bene, è arrivato il momento di accontentarla. Dopo aver precisato, però, che non abito “in campagna”, ma all’estremità di un piccolo paese, con una collina che mi spunta in camera da letto e prosegue all’esterno, diversi alberi che tentano di entrare in casa e nugoli di zanzare che solitamente ci riescono, nonostante le protezioni. Inizio, allora.
Quando apro la finestra sento:
il lontano cantiere della rotatoria; i camion carichi di sale, tutti con lo stesso uomo al volante, con due occhi…; le motociclette amplificate; il tosaerba di qualche vicino, o magari quello del condominio; al mattino, i camion della nettezza urbana, oppure gli scuolabus (è strano: anche lo scuolabus che circola da queste parti, grigio-blu, ha comunque un suono giallo vivo);
bambini che giocano; palloni giocati da bambini che giocano, qualche volta purtroppo contro le bascule già malconce dei garage; bambini che corrono intorno alla casa; campanelli di biciclette di bambini che circolano intorno alla casa; la porta interna che sbatte perché qualcuno l’ha lasciata aperta con tutto il vento che c’è, probabilmente bambini che giocano;
tapparelle che salgono o scendono, aspirapolveri, trapani, tappeti battuti, altre finestre che s’aprono o si chiudono;
il fruscio di qualche albero; a frusciare in realtà si impegnano particolarmente i sette pioppi del giardinetto pubblico; le cicale, d’estate ovviamente;
api vespe mosche calabroni; vorrei dire anche zanzare, ma quelle purtroppo non fanno rumore;
la Tequi che gioca; le grida di terrore di uno dei miei figli se è fuori e c’è anche la Tequi che gioca; la voce della D che un po’ sgrida la Tequi che gioca, un po’ ride dei miei figli e cerca di spiegar loro che la Tequi gioca perché è una bambina anche lei;
uccellacci e uccellini, e qui, a parte tortore e gazze, che sento e vedo e conosco, il resto è un cinguettare indistinto che si sveglia a un certo punto dell’anno, e mi accorgo che non c’è più il silenzio d’inverno, e da quel momento si perde nel sottofondo diurno; di notte sicuramente qualche tipo di assiolo allocco barbagianni civetta gufo notturno rapace;
ogni tanto, da provenienza ignota, ma parrebbe dai garage o dal sottosuolo: assoli di chitarra elettrica, rock tellurico; un mistero da svelare in un condominio tendenzialmente e trasversalmente orientato tra neomelodica, pop e tunztunz;
c’erano miagolii, ma purtroppo non ci sono più: la vecchiaia, in alcuni casi, e il pericolo della Statale vicina ci hanno tolto alcuni visitatori frequenti.
Ecco ciò che sento quando apro la finestra di casa. Ci sono dei momenti dell’anno, poco prima di Capodanno o di Carnevale, in cui si aggiungono anche i lampi di genio innescati da menti fine che devono ripetere e ripetere gli stessi gesti perché non riescono a capacitarsi di come i mortaretti siano sempre tutti uguali e abbiano sempre gli stessi effetti: spaventare gli animali, innervosire gli umani, buttare soldi in fumo, rischiare qualche pezzettino di salute. Questi e qualche allarme d’auto o di abitazione sono forse gli unici suoni di cui volentieri farei a meno. Il resto l’ascolto volentieri.
Cose preferite
Intanto che vi ascoltate John Coltrane (ma devo confessare che preferisco la voce di Julie Andrews al sax soprano), ecco un incompletissimo elenco di alcune delle mie cose preferite. Non sono particolarmente originali, ma l’anticonformismo è efficace quando è una consapevole eccezione. Se qualcuna di queste cose preferite è condivisa anche da altri, me lo facciano sapere, che formiamo una community.
Il temporale, l’ho già detto. Il suono che fa la pioggia sulle lastre ondulate, se io ci sono sotto; il suono che fa sulla pelle, se è una pioggerella fine. Il profumo della pioggia sulla polvere di una strada di campagna. La nebbia in piazza Duomo. La neve sulla Statale al mattino presto, quando ancora pochi l’hanno toccata e nessuno abbastanza da sporcarla. Il tepore di un debole sole. Il calore bruciante del sole solo se sono in vacanza.
Aprire la finestra e vedere: i cachi maturi; le balle di fieno comparse come per magia; le pozzanghere mosse dalle gocce che cadono; i pioppi fare ginnastica nel vento; i fiori della magnolia ancora spoglia; le prime foglie dell’ortensia che sembrava morta; il cielo che all’improvviso diventa nero.
Riuscire a vedere la piramide del Cimone, o il Baldo in una giornata particolarmente tersa. Il cielo sfatto e disordinato dopo una notte di tempesta.
I fiori pensili degli alberi in primavera. I profumi di una notte di maggio o di giugno, la brezza fresca, i ricordi. Le mille tonalità di rosso, giallo e marrone del giorno dei morti in Appennino, specie se c’è bel tempo. L’ultima danza delle foglie.
Una tazza di tè sorseggiata di fianco a un camino acceso. Una tazzina di caffè sorseggiata.
Cucinare. Gustare. Volare. Leggere, scrivere, imparare. Ascoltare. Fotografare. Ricordare.
Un’ora in compagnia di qualcuno che stimo, specialmente se ho imparato a stimarlo come un insegnante impara a stimare un allievo. Un viaggio in treno in compagnia di qualcuno che dice cose interessanti.
Il silenzio. Il tempo solitario, particolarmente quello imprevisto.
Un abbraccio. Parlare con i miei bambini. Giocare con i miei bambini. Dormire con i miei bambini. Passeggiare con i miei bambini.
-are, -ere, -ire con la donna che amo. La raggiungo, ho finito.
—–
E quali sono le vostre cose preferite?
Elenco delle destinazioni per viaggi venturi (assai poco prossimi, alas!)

In Italia:
- il Monte Bianco, in alto in alto; il Cervino e il Gran Paradiso più da lontano (enough per la Vallée)
- la Sacra di San Michele (non so, mi incuriosisce);
- le varie robe reali (Stupinigi, Venaria…) del Piemonte;
- Pinerolo, il Sestriere (viaggio sulle orme del babbo);
- Langhe e Monferrato (specialmente in autunno);
- Lago Maggiore (probabilmente in primavera);
- il Monte Rosa, anche lui in alto in alto, e senza sci;
- Como, Bergamo, il Cenacolo, Cremona e passiamo all’A-A;
- Bolzano e Merano (lo so, mi toccherà andarci sotto Natale…);
- le valli Pusteria, Venosta, Senales (quelle che conosco meno);
- Vicenza e le ville palladiane;
- Chioggia;
- il Cadore (in lungo e in largo);
- le ville del Brenta;
- Venezia ma non Venezia (cioè, le isolette intorno);
- Grado;
- Pomposa, Comacchio e il Delta (del Po);
- Ravenna (già vista mille volte, ma credo sia una città difficile, non mi ha soddisfatto finora e so che dovrebbe);
- Urbino (ci son passato di striscio e ho lasciato un “tornerò”);
- Macerata e Camerino;
- Ancona e Iesi (come Urbino);
- Perugia city;
- San Gimignano e Monteriggioni;
- Saturnia (per un po’ di relax);
- la Maremma in generale (non ho idea di cosa ci sia);
- i Castelli Romani (e il loro vino);
- le abbazie del Lazio;
- il Gran Sasso e il Fucino;
- il Gargano e le Tremiti;
- Bari, le cattedrali pugliesi;
- Castel del Monte (quello dei francobolli di quando ero bambino);
- Ostuni;
- Caserta (la reggia, penso, e che altro?);
- Napoli e annessi e connessi (Capri e Ischia in primis e secundis);
- Pompei;
- Amalfi (già vista; più che altro la costiera);
- Salerno;
- la Calabria greca (no idea, really);
- Catania e l’Etna;
- le Eolie;
- Noto;
- Siracusa (penso);
- Agrigento e la valle degli orti (mi sbaglio?);
- Segesta (dov’è?);
- Palermo;
- la Sardegna un po’ tutta tranne la Costa Smerdalda;
In Europa:
- il Portogallo e Lisbona (una cosa un po’ mista);
- l’Andalusia;
- Valencia;
- Santiago d.C.;
- Bilbao e dintorni;
- la Borgogna (non so perché, mi attira il nome);
- Alsazia, Lorena e Champagne (nel senso della regione);
- qualche città ben selezionata tra Belgio e Paesi Bassi;
- l’Inghilterra a sud di Londra o a nord di Londra (estremi esclusi);
- il Galles (senza esagerare);
- la Scozia (esagerando);
- l’Irlanda (una via di mezzo);
- l’Islanda (la metto qui per assonanza);
- i fiordi norvegesi;
- i laghi finlandesi (due minuti, poi credo mi scoppierà la voglia di Caraibi);
- San Pietroburgo;
- Mosca;
- Berlino;
- Colonia;
- le cascate del Reno;
- la Dalmazia, le spiagge e le città;
- le isole Ionie;
- Atene e l’Attica;
- la Tessaglia e i monasteri;
- Istanbul;
- la Cappadocia;
- la costa turca egea e mediterranea;
- Rodi, Scarpanto, Creta;
- Thera.
Nel resto del mondo:
- il Nilo e le piramidi;
- l’Eritrea;
- KenTanZan (ovviamente per il mare e i parchi);
- i grandi laghi africani;
- South Africa;
- il Marocco (e la Tunisia);
- la Siberia (percorso Michele Strogoff, più un po’ di fantasia per il tratto Irkutsk-Vladivostok);
- mete selezionate per l’Indocina: Bangkok e Angkor, direi;
- Nepal e Bhutan;
- India (vabbè, qualsiasi cosa);
- Giordania e Siria;
- Giava, Sumatra, Borneo… assaggi;
- Australia: intanto che ci si va, un po’ di tutto;
- Nuova Zelanda;
- Nuova Caledonia o Polinesia Francese?
- Perù (roba inca);
- Patagonia e Ande cilene-argentine;
- Galapagos;
- Messico, Guatemala: roba azteca;
- un po’ di Antille non ex-britanniche, con particolare predilezione per le francesi;
- il New England;
- i grandi laghi nordamericani (più Chicago o Toronto, a piacere);
- Territori del Nord Ovest (quelli del Risiko);
- Vancouver (esotico);
- California Colorado Louisiana (quanto mi sento banale);
- Hawaii (che male c’è ad esser banale?).
No, non ho dimenticato niente. Se non c’è, non c’è. Chiaro che se poi offri tu, vado anche a Porto Marghera o sul Mar d’Azov…

Idee per il compleanno
Visto che il compleanno e le feste si avvicinano, onde non spendere soldi inutilmente, ecco un elenco di idee-regalo.
- Un orologio (analogico, cinturino in metallo, vetrino in diamante puro per evitare le rotture e i graffi che hanno reso inservibili gli ultimi tre orioli da polso…)
- Una SLR Nikon digitale (vabbè, lo so che è un regalone, ma che mi costa mettercela?)
- Un’autoradio per Edith (boh, come si fa a regalare un’autoradio?)
- Il cofanetto della Pantera Rosa (quella con Peter Sellers, ovviamente)
Terrò aggiornato per aggiungere via via che mi vengono in mente…
