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Come un romanzo

L’ho notato io: tanti post di letture estive, uno solo di letture autunnali, nessuno finora di letture invernali.

Il problema è che mi sono ingolfato su un libro che non va giù.

Capita. Bisognerebbe avere il coraggio di posarli, i libri che non si digeriscono. Perché poi questo è quello che succede, che altri libri educatamente in coda non possono essere serviti.

Si può anche farlo temporaneamente.

Io, ad esempio, Proust e Woolf li ho posati dopo poche pagine, con dispiaciuta consapevolezza. E si è trattato di un arrivederci: non sono ancora pronto per voi, ho detto loro riponendoli nello scaffale.

Altri li ho scagliati senza alcun riguardo, ma su questi non mi dilungo.

Ricordo però di aver letto un bel saggio di Pennac, “Come un romanzo”, in cui, tra le altre acute e suggestive osservazioni, l’autore riporta un decalogo di diritti del lettore.

Lo riporto qui, sia perché il terzo voglio imprimerlo “nell’hard disk”, come dice la Lucianina d’attualità, sia perché mi piace l’idea di rientrare, dopo un sonno troppo lungo, nella categoria dei lettori.

Voilà…

  1. Il diritto di non leggere.
  2. Il diritto di saltare le pagine.
  3. Il diritto di non finire un libro.
  4. Il diritto di rileggere.
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.
  6. Il diritto al bovarismo.
  7. Il diritto di leggere ovunque.
  8. Il diritto di spizzicare.
  9. Il diritto di leggere a voce alta.
  10. Il diritto di tacere.

(Daniel Pennac, “Come un romanzo”, 57 – Feltrinelli)

A proposito del bovarismo, mi pare di aver capito che si tratti del perdersi nella finzione descritta nel libro come forma di fuga dalla realtà. Non so, questi francesi a volte non li capisco. Forse bastava dire il diritto alla lettura come evasione ed immedesimazione? O forse non ho capito fino in fondo…

Letture autunnali (1)

Devo dare un seguito ai post delle letture estive. Per ora sto semplicemente finendo la serie dei Noir di Repubblica. Ancora un po’ assolati e spiaggevoli. Poi vedremo come proseguire con un clima più consono.

Il senso del dolore, di M. De Giovanni. Ambientato nella Napoli fascista, vede come protagonista il commissario Ricciardi, uomo di doti particolari. Mi è piaciuto molto, per le sue atmosfere contrastanti, per i personaggi coerenti anche se talvolta il rischio dello stereotipo è in agguato, per qualche tocco di poesia che fa capolino dalla finestra del commissario. Anche come giallo, è una variante sofisticata della camera chiusa, con una soluzione non banale.

La settima vittima, di A. Marinina. Siamo qui a Mosca, le protagoniste sono due donne, di cui una, anche se non si sa quale delle due fino alla fine, è la vittima designata. Tra vicoli ciechi e false piste, la trama si svolge e si lascia seguire agevole, e i tanti personaggi (non semplicissimo seguire e ricordare tutti, nonostante la sinossi iniziale, complice anche la struttura nome-patronimico-cognome tipica degli appellativi russi e i relativi nomignoli) vengono seguiti individualmente, compreso l’assassino. Interessante come l’autrice dispone fatti e prove gradualmente ma apertamente, permettendo al lettore di cadere in tutti i trabocchetti in cui cadono anche gli investigatori, fino a una soluzione che esce dallo schema ma a cui, con un po’ di attenzione e di fantasia, non è impossibile arrivare prima della sua esposizione. Un po’ accademica, ma comunque coerente con il resto del romanzo, la riflessione filosofica sulla morte che conclude il faccia a faccia finale della settima vittima con l’assassino. Sicuramente altre estati o inizi d’autunno mi vedranno in mano con altri romanzi di Marinina.

Scomparso, di J. Hansen. California, una star radiofonica scompare, è ritenuta morta, ma il detective assicurativo Brandstetter deve trovarne il corpo. Ne segue un’indagine in cui segreti inconfessabili e scandalosi nella mentalità del luogo e del tempo vengono alla luce. Uno stile di scrittura in cui non tutto viene detto e che richiede molta attenzione e un certo intuito da parte del lettore caratterizza questo giallo che apparentemente ha una facile soluzione, di cui però Brandstetter non è soddisfatto. E infatti la complessità della situazione e dei sentimenti di tutti i personaggi richiedono una profondità di indagine a cui Hansen, con tratti brevi e intensi, forza il lettore. Voto alto anche a questo.

E infine un buon voto alla collana, che rappresenta una sorta di giro del mondo e d’Italia in noir. Le location toccate, infatti, sono solo molto parzialmente quelle più usuali per questo genere di letteratura. Per citarle tutte, vengono toccate Barcellona, Shanghai, Istanbul, Dublino, Oslo, Gaborone, Mosca e la California e in Italia Vigata, Pisa, la città di M. e Napoli. Una varietà di interpretazioni del genere che decisamente apre molte porte a future letture.

Letture estive (5)

Ormai si concluderà la serie, visto che l’estate sta finendo e un anno se ne va.

Comunque per ora ci stiamo dentro e quindi ecco altri tre titoli.

La regina dei castelli di carta, di Stieg Larsson. Forse dei tre è il più debole, come giallo. Però conclude efficacemente. Alla fine sono arrivato quasi ad affezionarmi a Lisbeth, mentre Mikael Blomkvist è diventato un po’ un cugino rompiscatole, quello che sì, vabbè, abbiamo capito. No, davvero, non male tutta la trilogia, presa complessivamente.

L’unico figlio, di Anne Holt. Una fatica immane. Non so perché, se l’argomento, se la situazione, se l’insistenza su certi aspetti della vita privata o su atmosfere scandinave, dopo aver terminato una trilogia che pigiava con insistenza sugli stessi tasti e sulle stesse atmosfere, non ho idea. No, non posso dire di averci trovato nulla che mi invogli a leggere altri romanzi della stessa autrice.

Dove è sempre notte, di John Banville. Qui siamo tra Dublino e Boston. Anche con questo ho faticato un po’, all’inizio specialmente, credo a causa di una costruzione piuttosto lenta e dettagliata delle personalità dei protagonisti, Mr Quirke per primo. Poi, all’improvviso, la trama decolla e tutto procede molto più filato, con un paio di colpi di scena. L’esito invece mi ha lasciato sorpreso, positivamente sorpreso, per l’inconcludenza. Ma effettivamente, là dove è sempre notte non poteva che essere così.

Letture estive (4)

Continuo a leggere gialli, come avrete capito. Eccone qua altri tre.

Le lacrime della giraffa, di Alexander McCall Smith. Il candore e la semplicità che definisce i personaggi di questa storia ambientata a Gaborone, in Botswana, mi appassionano e danno l’idea di una dimensione completamente diversa, non più o meno qualcosa rispetto alla nostra, semplicemente diversa, anche nel modo di vedere, vivere, descrivere indagini e ricerche poliziesche. McCall Smith è bianco ed è scozzese d’adozione, ma questo romanzo non ha niente di europeo. Ed è un bel romanzo.

La donna del campione, di Piero Colaprico. Questo è decisamente più “nostrano”. L’ho trovato scritto bene, ben strutturato, con l’interessante trovata di seguire i personaggi a uno a uno, contemporaneamente, e in particolare Corrado Genito e Francesco Bagni, amici ed ex-colleghi che seguono una stessa indagine da due punti di vista molto diversi. Appassionante, con il necessario finale non scontato, evidentemente documentato sugli ambienti che attraversa.

La ragazza che giocava con il fuoco, di Stieg Larsson. Ho preferito il primo, Uomini che odiano le donne, della trilogia. Questo mi è parso un po’ più artificioso nelle sue coincidenze e negli intrichi che all’autore è necessario evocare per giustificarle. Resta però un romanzo che avvince, in cui gli stessi peccati di pedanteria dell’autore (ma pesano meno, forse per l’abitudine) si ripetono, i detective commettono errori (anche se alcune mancanze di acume da parte di Blomqvist e Bubbla, mi risultano abbastanza sconcertanti), le sorprese non mancano (nemmeno la più classica, da Star Wars in avanti) e il finale è aperto. Un buon sequel, tutto sommato.

Letture estive (3)

Visto che finora sono andato di tre in tre, ecco un’altra terna di libri letti in questi giorni. Per i precedenti, si veda qui.

Il principe della nebbia, di Carlos Ruiz Zafón. Una porcheria. Probabilmente complice, ma con peso prossimo all’irrilevante, anche una traduzione infelice.

Appartamento a Istanbul, di Esmahan Aykol. Un giallo, ben architettato, ambientato nella metropoli turca. E di questo mondo così vicino ma anche così distante, tra le righe della vicenda poliziesca, si viene poco a poco a fare la conoscenza, ad assaporare piccoli dettagli, abitudini, manie.

Uomini che odiano le donne, di Stieg Larsson. Avevo avuto pareri discordanti su questo romanzo e a suo sfavore, per quanto mi riguarda, pesava anche l’enorme successo editoriale. Eppure mi sono lasciato tentare. Aspetti positivi: in generale preferisco i gialli in cui gli elementi vengono esposti gradualmente e il lettore possa precedere il detective nella soluzione e in questo caso, almeno in parte, è così; è avvolgente e mi ha introdotto in un mondo di dettagli e atmosfere che rendono la lettura avvincente; dei personaggi, specialmente dei due protagonisti, si conosce tanto ma non tutto, e nemmeno tutti i particolari cruciali. Aspetti così così: un po’ troppo esibizionista specialmente nei dettagli tecnici e informatici (cosa vuoi citare nei particolari marche, periferiche, protocolli e altro? sei comunque un parvenu dell’informatica, non un nativo); l’analisi psicologica, specialmente quella di Salander, mi è parsa un po’ pretestuosa e a buon mercato: come dire, chi parla di uomini che odiano le donne è uno che le donne le conosce molto bene… bah; poi è vero che c’è il colpo di scena finale, ma è stato talmente preparato (l’indagine prima è talmente lineare e narrativa che, sapendo che si tratta di un thriller, deve per forza succedere qualcos’altro prima o poi) da essere abbastanza prevedibile, anche troppo. Ecco qua. In complesso mi è piaciuto e credo che leggerò anche gli altri due elementi della trilogia.

Alla prossima!

Letture estive (2)

Ecco, dopo i primi tre e una terna di film, altri tre libri che hanno accompagnato una parte di questa mia estate.

I barbari, di Alessandro Baricco. Un saggio, scritto nello stile tipico di Baricco, sulla mutazione. Con una tesi interessante, su cui, almeno in buona parte, mi sono trovato d’accordo. In parte per la sua genesi editoriale, frazionata sulle pagine di Repubblica, viene costruendosi poco a poco, insieme alle analisi che vi vengono proposte e alle conclusioni parziali che via via prendono una forma definitiva. Sicuramente una lettura interessante.

L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery. Nonostante generalmente sia piuttosto allergico ai “best seller”, mi sono lasciato convincere e, lo ammetto, conquistare. La trama è molto semplice e si svolge quasi esclusivamente (ma il “quasi” è determinante) all’interno di un condominio della grande Parigi bene, dove la protagonista vive e lavora come portinaia. Nonostante abbia trovato alcune pagine un po’ stucchevoli nella loro pretesa filosofica, una filosofia, tra l’altro, molto nettamente delinata e che personalmente trovo lontana, mi sono affezionato ai personaggi. Credo sia uno di quei libri all’interno del cui mondo continuerò a vagare per qualche tempo anche dopo averlo riposto, magari non con un senso di lutto, ma con una certa nostalgia.

Il gioco delle tre carte, di Marco Malvaldi. Fa parte della collana Noir di Repubblica per quest’estate. Mi sono piaciute: l’atmosfera pisana, i riferimenti al mondo universitario, che evidentemente l’autore conosce bene da chimico ricercatore, i personaggi, una banda di arzilli vecchietti insieme al “barrista” Massimo che ospita le loro partite a carte. Per il resto come giallo mi è parso molto essenziale, con un tocco camilleriano per un discontinuo ricorso al dialetto pisano; il linguaggio è molto colloquiale, spesso iperbolico, alla fine divertente, ma forse ciò che mi ha infastidito è un narratore troppo invadente. Insomma, non uno dei miei preferiti.

Alla prossima per altre letture estive!

Letture estive (1)

Tre romanzi che ho finito di leggere in questa prima quindicina di luglio.

La cattedrale del mare, di Ildefonso Falcones. Insomma, così così. Ci ho messo quasi un anno a leggerlo, iniziato dopo la mia prima visita a Barcellona e finito giusto in tempo per la successiva. Molto interessante l’aspetto storico, della ricostruzione dei luoghi, delle usanze, ciò che avviene sullo sfondo. Altro tratto degno di nota è la sensazione che pervade ogni pagina di una sorta di orgoglio catalano, di cui ho trovato riscontro nella realtà durante le mie visite. In primo piano sono invece dei personaggi che ho avvertito come inverosimili, nella loro modernità. Ma solo alcuni sono tratteggiati con una complessità anacronistica: altri, i “cattivi”, sono assai più semplici e schematici. Il protagonista, Arnau Estanyol, in una vita condensa gli avvenimenti di quattro o cinque.

Serpenti nel paradiso, di Alicia Giménez-Bartlett. Ho già scritto che avevo iniziato a leggerlo, ma ci sono anche arrivato in fondo. Con piacere. Certo, è altra letteratura rispetto al precedente, con altre pretese. Però, nel suo genere giallo poliziesco, l’ho trovato molto gradevole e ben costruito. Anche se, lo ammetto, il sospetto sull’effettivo colpevole, ha iniziato a farsi strada verso la metà del volumetto. Sono interessanti i personaggi, Petra Delicado, Fermìn Garzòn (lo so, gli accenti vanno nell’altro verso, ma non ho voglia di cercarli: consideratelo un refuso consapevole) e il giudice. Credo di aver letto solo un altro romanzo di questa serie, ma ritengo interessante il poter approfondire le loro personalità lungo tutto il ciclo.

Di seta e di sangue, di Qiu Xiaolong. Altro poliziesco, ma di carattere completamente diverso. Anche qui, la lettura è molto piacevole, complice una traduzione secondo me ottima, e non dev’essere stata un’impresa facile. Non avendo mai letto nulla di cinese, sono rimasto colpito dal gioco di rimandi alla poesia, ai testi antichi, al confucianesimo e al buddismo, ma anche agli elementi storici più recenti, da Mao Zedong, alla Rivoluzione Culturale, al cambiamento degli anni ’80 e ’90, fino al mondo complesso della Shanghai degli anni 2000. Per me è stato un modo appassionante di entrare, in punta di piedi, in un universo che ritenevo (ma questa idea non si è di molto spostata) lontana anni luce e per molti versi incomprensibile (ma su questo un po’ mi sono ricreduto). Anche in questo caso è interessante la caratterizzazione del capo ispettore Chen Cao, della rete di rapporti in cui si trova, del suo modo di indagare.

Si accettano consigli per altri titoli e altre letture, beninteso!

Noir a Barcellona

Ho comprato ieri un romanzo noir di una serie che esce con Repubblica. D’estate mi piace non perdere troppo tempo a scegliere, e ho visto che le selezioni di Repubblica di solito incontrano i miei gusti, quindi…

Oggi lo apro e leggo:

La prima accoglienza fu uno schiaffo di calore, umido, adesivo. La seconda non ci fu affatto. Nessuno era venuto ad aspettarmi all’aeroporto di El Prat. Nessuno era stato avvisato del mio arrivo. Questo può bastare per spiegare il deserto umano che mi trovai di fronte. Eppure, contro ogni logica, rimane sempre la speranza che all’arrivo una piccola delegazione agiti un cartello col tuo nome e si lanci ad abbracciarti in segno di amicizia.

Bisogna che contestualizzi, altrimenti non si capisce che c’è di particolare in queste righe di Alicia Giménez-Bartlett.

Quando ho estratto il libro dal bagaglio a mano e ho scoperto questo incipit, mi trovavo seduto al gate 18 di Linate, in attesa di imbarcarmi per Barcellona. El Prat, per l’appunto.

Viaggio di lavoro, da solo. All’aeroporto ad attendermi: nessuno. Temperatura attesa: da schiaffo di calore.

Avevo già letto un romanzo della stessa scrittrice e ricordavo che la sua Petra Delicado opera nella capitale catalana. Oltretutto, in copertina campeggia una stilizzata ma riconoscibilissima facciata della Sagrada Familia.

E però, cari miei, mi sono trovato a disagio. Non è che sono finito in un noir, a mia insaputa? Ve lo saprò dire nei prossimi giorni.

Per ora ho resistito e non ho commesso una strage. Nel piccolissimo (altro che “nuovissimo”, come vantava il comandante) aereo, mi sono trovato circondato da una comitiva di buzzurri diciottenni siculi. Cinque, sei, non so, sembravano cento. Hanno iniziato al decollo a gridare “suca” a destra e a manca, a mimare conati di vomito sempre più convincenti e sintomo di malanni terribili e non certo di un ordinario mal d’aria, a picchiarsi amichevolmente e violentemente. Nell’imbarazzo diffuso dei passeggeri delle cinque o sei file avanti e dietro di loro, specialmente di quelli di lingua italiana.

Ma perché, mi domando, perché l’adolescente italiano maschio in gruppo di pari si produce, da sobrio, immancabilmente in comportamenti che potrebbero trovare analogo solo in un appartenente a gruppi analoghi inglesi o olandesi, ma con quantità spropositate di birra in corpo?

La strage stavo per farla non sull’aereo: il mio noir mi aveva assorbito a tal punto da farmi perdere, salvo qualche conato particolarmente prolungato, il contatto con il resto del mondo (complice anche una tappatina d’orecchi che l’aeromobile piuttosto saltellante mi ha regalato – notare che me la sono cavata con un participio presente, perché le comunicazioni interfono dell’equipaggio mi hanno completamente stordito circa il genere del sostantivo “aeromobile”). No, stavo davvero per lasciar partire i cavalli al nastro dei bagagli, intorno al quale il gruppo, che speravo essersi perso negli stagni del Llobregat, si è miracolosamente materializzato per ricominciare l’esemplificazione dell’italica civiltà. Davanti al mio piccolo e morbido trolley sul nastro viaggiava una di quelle fantastiche valigie durissime e dall’aspetto estremamente pesante. Mi sono reso conto di averne in mano la maniglia, mentre il mio vicino di nastro mi guardava sorpreso, come per chiedermi: ora me la dai, o hai intenzione di scagliargliela contro? Ho chiesto scusa e gliel’ho appoggiata lì, ai suoi piedi, mortificato più perché aveva evidentemente letto la mia vera intenzione che per essermi involontariamente impossessato di un bene altrui.

Il contrappasso è stato dovermi subire i vomitanti per un altro giro del mio bagaglio, che nel frattempo se n’era passato senza dir niente.

Di altre occasioni di omicidi o robe del genere non ne ho in effetti avute, la qual cosa mi lascia ben sperare. Vediamo stasera a cena, come va. Spero di non trovarmi di fianco altri gruppi di adolescenti italiani in vacanza, però. Tutto dipende da questo.