L’ho notato io: tanti post di letture estive, uno solo di letture autunnali, nessuno finora di letture invernali.
Il problema è che mi sono ingolfato su un libro che non va giù.
Capita. Bisognerebbe avere il coraggio di posarli, i libri che non si digeriscono. Perché poi questo è quello che succede, che altri libri educatamente in coda non possono essere serviti.
Si può anche farlo temporaneamente.
Io, ad esempio, Proust e Woolf li ho posati dopo poche pagine, con dispiaciuta consapevolezza. E si è trattato di un arrivederci: non sono ancora pronto per voi, ho detto loro riponendoli nello scaffale.
Altri li ho scagliati senza alcun riguardo, ma su questi non mi dilungo.
Ricordo però di aver letto un bel saggio di Pennac, “Come un romanzo”, in cui, tra le altre acute e suggestive osservazioni, l’autore riporta un decalogo di diritti del lettore.
Lo riporto qui, sia perché il terzo voglio imprimerlo “nell’hard disk”, come dice la Lucianina d’attualità, sia perché mi piace l’idea di rientrare, dopo un sonno troppo lungo, nella categoria dei lettori.
Voilà…
- Il diritto di non leggere.
- Il diritto di saltare le pagine.
- Il diritto di non finire un libro.
- Il diritto di rileggere.
- Il diritto di leggere qualsiasi cosa.
- Il diritto al bovarismo.
- Il diritto di leggere ovunque.
- Il diritto di spizzicare.
- Il diritto di leggere a voce alta.
- Il diritto di tacere.
(Daniel Pennac, “Come un romanzo”, 57 – Feltrinelli)
A proposito del bovarismo, mi pare di aver capito che si tratti del perdersi nella finzione descritta nel libro come forma di fuga dalla realtà. Non so, questi francesi a volte non li capisco. Forse bastava dire il diritto alla lettura come evasione ed immedesimazione? O forse non ho capito fino in fondo…