Continuo a leggere gialli, come avrete capito. Eccone qua altri tre.
Le lacrime della giraffa, di Alexander McCall Smith. Il candore e la semplicità che definisce i personaggi di questa storia ambientata a Gaborone, in Botswana, mi appassionano e danno l’idea di una dimensione completamente diversa, non più o meno qualcosa rispetto alla nostra, semplicemente diversa, anche nel modo di vedere, vivere, descrivere indagini e ricerche poliziesche. McCall Smith è bianco ed è scozzese d’adozione, ma questo romanzo non ha niente di europeo. Ed è un bel romanzo.
La donna del campione, di Piero Colaprico. Questo è decisamente più “nostrano”. L’ho trovato scritto bene, ben strutturato, con l’interessante trovata di seguire i personaggi a uno a uno, contemporaneamente, e in particolare Corrado Genito e Francesco Bagni, amici ed ex-colleghi che seguono una stessa indagine da due punti di vista molto diversi. Appassionante, con il necessario finale non scontato, evidentemente documentato sugli ambienti che attraversa.
La ragazza che giocava con il fuoco, di Stieg Larsson. Ho preferito il primo, Uomini che odiano le donne, della trilogia. Questo mi è parso un po’ più artificioso nelle sue coincidenze e negli intrichi che all’autore è necessario evocare per giustificarle. Resta però un romanzo che avvince, in cui gli stessi peccati di pedanteria dell’autore (ma pesano meno, forse per l’abitudine) si ripetono, i detective commettono errori (anche se alcune mancanze di acume da parte di Blomqvist e Bubbla, mi risultano abbastanza sconcertanti), le sorprese non mancano (nemmeno la più classica, da Star Wars in avanti) e il finale è aperto. Un buon sequel, tutto sommato.