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Letture estive (5)

Ormai si concluderà la serie, visto che l’estate sta finendo e un anno se ne va.

Comunque per ora ci stiamo dentro e quindi ecco altri tre titoli.

La regina dei castelli di carta, di Stieg Larsson. Forse dei tre è il più debole, come giallo. Però conclude efficacemente. Alla fine sono arrivato quasi ad affezionarmi a Lisbeth, mentre Mikael Blomkvist è diventato un po’ un cugino rompiscatole, quello che sì, vabbè, abbiamo capito. No, davvero, non male tutta la trilogia, presa complessivamente.

L’unico figlio, di Anne Holt. Una fatica immane. Non so perché, se l’argomento, se la situazione, se l’insistenza su certi aspetti della vita privata o su atmosfere scandinave, dopo aver terminato una trilogia che pigiava con insistenza sugli stessi tasti e sulle stesse atmosfere, non ho idea. No, non posso dire di averci trovato nulla che mi invogli a leggere altri romanzi della stessa autrice.

Dove è sempre notte, di John Banville. Qui siamo tra Dublino e Boston. Anche con questo ho faticato un po’, all’inizio specialmente, credo a causa di una costruzione piuttosto lenta e dettagliata delle personalità dei protagonisti, Mr Quirke per primo. Poi, all’improvviso, la trama decolla e tutto procede molto più filato, con un paio di colpi di scena. L’esito invece mi ha lasciato sorpreso, positivamente sorpreso, per l’inconcludenza. Ma effettivamente, là dove è sempre notte non poteva che essere così.

Letture estive (4)

Continuo a leggere gialli, come avrete capito. Eccone qua altri tre.

Le lacrime della giraffa, di Alexander McCall Smith. Il candore e la semplicità che definisce i personaggi di questa storia ambientata a Gaborone, in Botswana, mi appassionano e danno l’idea di una dimensione completamente diversa, non più o meno qualcosa rispetto alla nostra, semplicemente diversa, anche nel modo di vedere, vivere, descrivere indagini e ricerche poliziesche. McCall Smith è bianco ed è scozzese d’adozione, ma questo romanzo non ha niente di europeo. Ed è un bel romanzo.

La donna del campione, di Piero Colaprico. Questo è decisamente più “nostrano”. L’ho trovato scritto bene, ben strutturato, con l’interessante trovata di seguire i personaggi a uno a uno, contemporaneamente, e in particolare Corrado Genito e Francesco Bagni, amici ed ex-colleghi che seguono una stessa indagine da due punti di vista molto diversi. Appassionante, con il necessario finale non scontato, evidentemente documentato sugli ambienti che attraversa.

La ragazza che giocava con il fuoco, di Stieg Larsson. Ho preferito il primo, Uomini che odiano le donne, della trilogia. Questo mi è parso un po’ più artificioso nelle sue coincidenze e negli intrichi che all’autore è necessario evocare per giustificarle. Resta però un romanzo che avvince, in cui gli stessi peccati di pedanteria dell’autore (ma pesano meno, forse per l’abitudine) si ripetono, i detective commettono errori (anche se alcune mancanze di acume da parte di Blomqvist e Bubbla, mi risultano abbastanza sconcertanti), le sorprese non mancano (nemmeno la più classica, da Star Wars in avanti) e il finale è aperto. Un buon sequel, tutto sommato.