Sottili legati risonavano
di voci claustrali nella navata:
da amica mano in visita portata,
i tuoi piedi leggeri volavano
spinti da desiderio, brillavano
gli occhi avidi della celata
esistenza solo immaginata
delle donne che così cantavano.
E io, dietro, passi grevi e lenti
avanzavo tra l’odore dei gigli
molli, appassiti e marcescenti,
precipitando senza più appigli
nell’incenso i volti, evanescenti,
dei miei sognati voluti tuoi figli.