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Letture estive 2013 (1)

Eccomi di nuovo, rientrato dal Salento, un po’ più abbronzato. Concateno qui le ultime letture primaverili, e inizio quindi a proporre qualche lettura estiva, anche se forse non proprio da spiaggia.

Serena Cruz o la vera giustizia, di Natalia Ginzburg. Un saggio che, a partire da un episodio di cronaca della fine degli anni ’80, analizza alcune decisioni dei giudici minorili in Italia e mette in evidenza luci ed ombre della legge e della sua applicazione quando si occupa di minori, di famiglie adottive o affidatarie. Non essendo io competente in materia, come del resto non è tecnicamente competente l’autrice, mi paiono interessanti due temi in particolare. Il primo è quello del rapporto  che vede contrapposti da un lato l’applicazione in astratto delle leggi, quasi in modo esemplare, formale, e quindi il rifiuto della discrezionalità del giudice, e dall’altra lo studio della fattispecie, la discrezionalità che pure la legge consente e che il buonsenso vorrebbe essere spinta al massimo grado nel momento in cui i giudici devono occuparsi dei diritti dei più deboli, quali i minori in situazioni familiari difficili. Il secondo tema è quello, solo accennato e in modo marginale, dell’atteggiamento oltranzista ed estremista che talvolta i volontari “addetti ai lavori” assumono in virtù di una competenza acquisita sul campo, di una conoscenza precisa della normativa, dell’assimilazione di linee di pensiero e di pratiche che divengono assoluti da difendere assolutamente, senza riconoscere che nulla di questo ha la garanzia di durare nel tempo, che ogni linea di pensiero viene superata nel giro di qualche anno, che ogni pratica è suscettibile di critica, mentre l’attenzione per il bene del minore, della famiglia a cui appartiene e a cui viene strappato ha ben poco di predefinito. Prescindendo dalle conclusioni che l’autrice trae, che in larga parte condivido, l’ho trovato un testo informativo e provocatorio.

Il libro del tre, di Lloyd Alexander. Un fantasy che scopro ora essere il primo capitolo di una più ampia saga letteraria che ha persino avuto l’onore di essere trasposto cinematograficamente dalla Disney (Taron e la pentola magica). Bene come letteratura per ragazzi; come fantasy di genere, insomma, mi aspettavo di più. Mi sono piaciuti i personaggi, la trama è molto lineare e semplice. E soprattutto mi ha in parte infastidito quello che da un lato potrei definire “essenzialità”, ma che vedo più come “povertà”: nulla viene menzionato, nulla accade che non venga poi ripreso in seguito. Non ci sono fili spezzati, piste secondarie, personaggi inutili, un passato di riferimento, un altrove: no, tutto quel che serve è raccontato, il resto non compare. Insomma, è possibile che mi vada a cercare i capitoli seguenti della saga. Senza fretta, e non garantisco.

Timira, di Wu Ming 2 e Antar Mohammed. Una biografia, su cui hanno lavorato gli autori (il secondo è il figlio) e l’interessata, di Isabella Marincola, italiana nata in Somalia da madre somala e padre militare coloniale italiano. La storia appassionante di una donna che per tutta la vita ha dovuto coniugare la propria dignità con l’essere diversa, l’essere altrove, l’essere sfollata, profuga, abbandonata. Mi ha lasciato un senso di simpatia, per l’autoironia che le viene attribuita, ma anche un ben definito senso di vergogna per il ritratto collettivo che ne emerge, del popolo italiano e dell’italiano medio, specie quello maschio.

Buona lettura.