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Letture estive 2013 (5)

Riprendo dal numero (4).

Ci siamo quasi: l’autunno è alle porte, ed ecco gli ultimi dell’estate.

Il sentiero degli dei, di Wu Ming 2. Un romanzo, un libro di viaggi, una guida non-turistica, e probabilmente altre cose insieme. Belle atmosfere, ricordi emozionanti, voglia di camminare: questo mi ha colto leggendo l’avventura di Gerolamo, che decide di seguire “la via degli dei” che congiunge Bologna a Firenze, passando in mezzo agli Appennini, costeggiando i disastri dei cantieri, incontrando persone, leggende, dormendo dove può, mangiando come può, scoprendo anche un po’ se stesso lungo il cammino. Molto bello, consigliato a chi ama camminare.

Galassie come granelli di sabbia, di Brian W. Aldiss. Zero. Inizio a pensare che io e la fantascienza proprio non siamo compatibili.

Il silenzio dei chiostri, di Alicia Giménez-Bartlett. Petra Delicado si è risposata, Fermin Garzon pure. E un nuovo delitto li porta a trascurare le loro famiglie per dedicarsi alla storia della Settimana Tragica, agli ordini religiosi, ai concetti di autorità e di libertà. Un’indagine che mostra forse più del solito il lato umano dei personaggi coinvolti, i loro limiti, le loro difficoltà, ma anche la capacità di alcuni di loro di superarli con la riflessione e l’accettazione. Mi è piaciuto molto.

Buona lettura.

Letture estive 2013 (4)

Riprendo dal numero (3).

Rapidissimi, sono passati di qua tre “gialli”. Tre Agatha Christie, per essere precisi. Qualche ingenuità qua e là, uno sguardo d’altri tempi e, avverto, un po’ con la puzza sotto il naso, ma in ogni caso il tocco della maestra è evidente e molto piacevole.

Addio, miss Marple (Sleeping murder). Non ho capito cosa c’entri il titolo, che invece ha per me avuto un’influenza determinante nello scegliere questo titolo, con la trama. Una giovane sposa arriva dalla Nuova Zelanda in Inghilterra con il compito di trovare casa per sé e il marito intanto che questo sbriga le ultime faccende agli antipodi. Casualmente finisce per comprare proprio la casa in cui aveva abitato da bambina, prima di essere inviata, orfana, presso parenti neozelandesi, e che suscita in lei terribili ricordi. Christie qui gioca con il parapsico per ricondurlo sempre allo psico, le premonizioni non sono altro che memorie sepolte, ma fondate, anche se confuse. Bella, come sempre, la figura di Jane Marple, che, questa volta, tenta varie volte di dissuadere la coppia di giovani sposi dal rivangare fatti di vent’anni prima. Ovviamente invano, per poi, ovviamente, togliere qualche castagna dal fuoco…

Il pericolo senza nome (Peril at the End House). Poirot e Hastings si trovano in vacanza in Cornovaglia e incontrano la simpatica Nicky, che incuriosisce il detective affermando di essere scampata nelle ultime ore a diversi incidenti potenzialmente fatali. Il belga, naturalmente, si interessa alla vicenda, e riesce, ma solo alla fine e con diversi sbandamenti, a venire a capo di una sovrapposizione piuttosto complicata di trame. L’autrice qui si diverte molto a prendere in giro il suo più famoso personaggio, facendogli fare, prima dell’inevitabile epilogo trionfale, una serie di errori e di figuracce. Ed è notevole la maestria con cui Christie costruisce un intreccio particolarmente complesso.

E’ troppo facile (Murder is easy). Qui il detective è Luke Fitzwilliam, poliziotto coloniale al suo rientro in Inghilterra che, proprio sul treno che lo riporta a Londra incontra una anziana signora che si sta recando a Scotland Yard per denunciare e fermare una serie di incidenti/omicidi in corso nel suo villaggio ad opera di un insospettabile. Fitzwilliam archivia l’incontro come un simpatico episodio, ma deve ricredersi trovando sul giornale la notizia della morte della vecchina, investita da un pirata della strada a poca distanza dagli uffici di polizia. Decide così di entrare in azione nel villaggio della signora, paesino famoso per le streghe del passato, spacciandosi per uno studioso di superstizioni. Qui forse la mano dell’autrice è meno felice, alcuni punti non “filano” e i personaggi principali, Luke stesso e Bridget Conway in particolare, mi sono sembrati un po’ trascurati, nello sviluppo, a vantaggio di altri, effettivamente più “interessanti”. Anche qui Christie gioca con la magia e l’esoterismo, ma li lascia comunque fuori dalla soglia degli avvenimenti e delle loro motivazioni.

Buona lettura.

Letture estive 2013 (3)

Riprendo dal numero (2).

Altri tre, via!

Il levantino, di Eric Ambler. Interessante intreccio internazionale, narrato con alcuni espedienti abbozzati e che forse potevano essere “forzati” un po’ di più. Un inizio un po’ in sordina per un romanzo che ho gradito sempre più, via via che le pagine scorrevano.

Magdeburg – L’eretico, di Alan D. Altieri. Il Kindle mi dice che ho interrotto la lettura al 15%. Io dico che sono passato sopra agli strafalcioni latini (chissà, magari sono errori di conversione del file), sopra alle inesattezze storiche (ad esempio, “il Vaticano”, come se nel 1600 significasse qualcosa), persino sopra al “domenicano Ignazio di Loyola”, o su uno stile che si compiace di accostamenti arditi o espressioni ricercate e poi se ne dimentica e le ripropone identiche. E’ lo sfinimento che mi ha colto, il già visto, già sentito.

Affondate la Bismarck!, di Cecil S. Forester. Ricordo di aver letto, da ragazzo, qualcosa su lord Hornblower, e mi aveva molto colpito la competenza nel gergo e nella tecnica marinara dello scrittore. Qui, altro periodo storico, è ancora tutto così. Ma la storia è veramente striminzita, i personaggi non sono personaggi: gli unici tratteggiati appena sono i massimi gradi tedeschi sulla Bismarck, che, ovviamente, farà una brutta fine. Insomma, così così.

Buona lettura.

Letture estive 2013 (2)

Davvero troppo tempo è passato dall’ultimo post, ma non sono riuscito a far di meglio: al mattino le attività coi bambini, pomeriggio e sera in dipartimento, ci mettiamo anche il caldo e la stanchezza, e le spiegazioni sono presto date.

Ciò non toglie che io sia riuscito a leggere alcune cosette interessanti, che vi racconto di seguito, non prima di aver linkato il precedente post sulle mie letture estive.

Avventurieri sul crocevia del mondo, di Davide Mana. Un ebook (scritto da un blogger che seguo ed apprezzo da tempo) disponibile su Amazon.it a €2,68. Una carrellata di personaggi di vario genere e natura che hanno una cosa in comune: l’aver percorso nel periodo approssimativamente compreso tra le due guerre le piste di quello che Davide chiama “crocevia del mondo”, un angolo d’Asia remoto e stretto tra deserti e montagne impervie, lungo la Via della Seta, crocevia, appunto, di dominazioni, di imperi, di commerci, di avventure e di storie da raccontare. Era dalle scuole medie-vali, quando le avevo scoperte al seguito di Marco Polo, che non percorrevo quei cammini; è stata una riscoperta interessante, anche grazie allo stile colloquiale e divertito dell’autore, capace di intrecciare quel che serve di Storia con le varie storie di cui scrive, suscitando comunque la curiosità e l’interesse per una porzione di mondo e per un’epoca che, effettivamente, rappresentavano per me un buco sulla mappa e sulla cronologia.

P.S. I love you, di Cecelia Ahern. Non avevo idea di cosa fosse, l’ho iniziato, è andato via liscio (con diverse pagine saltate senza pentimento). So che ne è anche stato tratto un film, ma a quanto ho trovato su Wikipedia, là dove la scrittrice è riuscita a mantenersi sull’orlo dello stagno del banale senza valicarlo, Hollywood ci è saltata dentro a piè pari. L’idea non è male: Holly, una giovane vedova vede la presenza del marito proseguire nei primi mesi del lutto grazie a una serie di lettere da aprirsi mensilmente che lui le lascia e in cui lui l’accompagna a riprendere in mano la propria vita. Carina l’idea, bella la descrizione della famiglia di Holly e il ruolo che questa svolge in tutta la vicenda; il resto l’ho trovato un po’… povero? pallido? Darò la colpa alle pagine che ho saltato, via.

Chi ha paura muore ogni giorno, di Giuseppe Ayala. Giuseppe Ayala è stato il Pubblico Ministero del Maxiprocesso di Palermo contro la mafia. Collega, collaboratore, amico di Giovanni Falcone, prima di tutto, ma anche di Paolo Borsellino, in questo piccolo libro racconta la sua carriera di magistrato, fino alle stragi di Capaci e di via D’Amelio, nel 1993. Una ricostruzione che mette in evidenza la pervasività della mafia e, soprattutto, di quella cultura corporativistica e di difesa degli interessi che la mafia è in grado di sfruttare per arrivare, nell’ordinarietà, a controllare ciò che vuole. E’ una narrazione a tratti amara, ma coraggiosa e orgogliosa di chi è consapevole di aver dato un contributo che avrebbe potuto essere decisivo e che non lo è stato perché i colleghi e soprattutto lo Stato hanno tirato il freno invece di andare a fondo. Negli anni ’80 ero troppo giovane e distratto per seguire tutta la vicenda e capirla. Ma sento che oggi è importante rileggerla, magari non ascoltando quella di Ayala come unica voce, cercando di comprendere.

Buona lettura.

Letture estive 2013 (1)

Eccomi di nuovo, rientrato dal Salento, un po’ più abbronzato. Concateno qui le ultime letture primaverili, e inizio quindi a proporre qualche lettura estiva, anche se forse non proprio da spiaggia.

Serena Cruz o la vera giustizia, di Natalia Ginzburg. Un saggio che, a partire da un episodio di cronaca della fine degli anni ’80, analizza alcune decisioni dei giudici minorili in Italia e mette in evidenza luci ed ombre della legge e della sua applicazione quando si occupa di minori, di famiglie adottive o affidatarie. Non essendo io competente in materia, come del resto non è tecnicamente competente l’autrice, mi paiono interessanti due temi in particolare. Il primo è quello del rapporto  che vede contrapposti da un lato l’applicazione in astratto delle leggi, quasi in modo esemplare, formale, e quindi il rifiuto della discrezionalità del giudice, e dall’altra lo studio della fattispecie, la discrezionalità che pure la legge consente e che il buonsenso vorrebbe essere spinta al massimo grado nel momento in cui i giudici devono occuparsi dei diritti dei più deboli, quali i minori in situazioni familiari difficili. Il secondo tema è quello, solo accennato e in modo marginale, dell’atteggiamento oltranzista ed estremista che talvolta i volontari “addetti ai lavori” assumono in virtù di una competenza acquisita sul campo, di una conoscenza precisa della normativa, dell’assimilazione di linee di pensiero e di pratiche che divengono assoluti da difendere assolutamente, senza riconoscere che nulla di questo ha la garanzia di durare nel tempo, che ogni linea di pensiero viene superata nel giro di qualche anno, che ogni pratica è suscettibile di critica, mentre l’attenzione per il bene del minore, della famiglia a cui appartiene e a cui viene strappato ha ben poco di predefinito. Prescindendo dalle conclusioni che l’autrice trae, che in larga parte condivido, l’ho trovato un testo informativo e provocatorio.

Il libro del tre, di Lloyd Alexander. Un fantasy che scopro ora essere il primo capitolo di una più ampia saga letteraria che ha persino avuto l’onore di essere trasposto cinematograficamente dalla Disney (Taron e la pentola magica). Bene come letteratura per ragazzi; come fantasy di genere, insomma, mi aspettavo di più. Mi sono piaciuti i personaggi, la trama è molto lineare e semplice. E soprattutto mi ha in parte infastidito quello che da un lato potrei definire “essenzialità”, ma che vedo più come “povertà”: nulla viene menzionato, nulla accade che non venga poi ripreso in seguito. Non ci sono fili spezzati, piste secondarie, personaggi inutili, un passato di riferimento, un altrove: no, tutto quel che serve è raccontato, il resto non compare. Insomma, è possibile che mi vada a cercare i capitoli seguenti della saga. Senza fretta, e non garantisco.

Timira, di Wu Ming 2 e Antar Mohammed. Una biografia, su cui hanno lavorato gli autori (il secondo è il figlio) e l’interessata, di Isabella Marincola, italiana nata in Somalia da madre somala e padre militare coloniale italiano. La storia appassionante di una donna che per tutta la vita ha dovuto coniugare la propria dignità con l’essere diversa, l’essere altrove, l’essere sfollata, profuga, abbandonata. Mi ha lasciato un senso di simpatia, per l’autoironia che le viene attribuita, ma anche un ben definito senso di vergogna per il ritratto collettivo che ne emerge, del popolo italiano e dell’italiano medio, specie quello maschio.

Buona lettura.