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Ho fatto una cazzata

Ho fatto una cazzata quando, alle elementari, ho spedito una lettera anonima a una mia compagna. Ricordo il bruciore di orgoglio e chiappa sinistra quando mio padre lo venne a sapere.

Ho fatto una cazzata quando, nel mucchio e vigliaccamente, mi sono permesso di sfottere la prof di matematica, alle medie. Nessuno mi ha beccato, anche perché forse erano uno o due quelli che non lo facevano, ma il bruciore della coscienza ancora si sente.

Ho fatto una cazzata quando ho scelto il liceo scientifico invece del classico. Una cazzatina piccola, alla fine mi è piaciuto comunque molto. Ma mi brucia il greco, ed è una sensazione strana perché il greco non ce l’ho da nessuna parte.

Ho fatto una cazzata quando ho permesso che mia moglie lasciasse un lavoro sicuro e ben pagato all’estero perché io potessi continuare a fare il precario in Italia e lei per qualche anno la disoccupata. Una cazzata che in parte e per altri motivi si è dimostrata meno grave di quanto sembri, ma in questi ultimi mesi brucia parecchio, nonostante da tempo io non sia più precario e lei non sia più disoccupata.

Mi sto esercitando. Non è facile ammettere di aver fatto una cazzata. Anche perché spesso ci si illude che quella lì non sia proprio stata una cazzata. Eppure basta seguire il bruciore.

Allora, caro elettore di Berlusconi, visto che c’è gente che anche diciannove anni fa ci aveva visto giusto, ammettilo: hai fatto una cazzata. Ti sentirai meglio, nonostante tutto. Anche perché le alternative sono solo due.

Una è negare l’evidenza e ritirarsi a vivere in un mondo parallelo in cui tutto quel che è stato fatto da questo governo è meraviglioso e la colpa di tutto è sempre di qualcun altro. Tipo Bondi, non so se rendo l’idea. Che non capisci bene se tu non hai capito bene quel che ha detto, se è lui che non ha capito bene quel che ha detto, o se davvero sono le sue sinapsi che non si capiscono bene tra di loro. Se è così, che il governo sono i buoni che mutano in oro quel che toccano e gli altri i cattivi che trasformano in cacca tutto l’oro, per spiegare il merdaio in cui ci siamo cacciati, dobbiamo presupporre davvero che tutti quanti si siano messi a cospirare contro il governo e la maggioranza. Che a questo punto stenterei a definire maggioranza. Allegoria alla Di Pietro: è un po’ come se, lasciata la porta di casa aperta e scoperte visite non gradite in mia assenza, mi lamentassi perché i vicini di casa non hanno lasciato la porta aperta anche loro. Hai fatto una cazzata: ti brucia, ammettilo e starai meglio se non altro perché eviterai gli sguardi di compatimento dei vicini.

L’altra è il qualunquismo: giustificarsi perché tanto se avessi votato altri sarebbe stato lo stesso. Che è uno sport piacevole e gratificante, ma, once again, porta un po’ lontani dalla realtà. E’ sempre difficile dire cosa sarebbe successo se al posto di questi avessero vinto quelli. Chi vince si porta sul groppone non solo il premio di una campagna elettorale ben giocata: non è come una partita a calcio, dove finiti i 90′ si sa chi ha vinto, ci si scambia le maglie e poi tutti a casa a mangiare i budini dello sponsor. Chi vince ha il dovere di governare. L’opposizione ha altri doveri, ma non il dovere di governare, non il dovere di essere compatta, non il dovere di esprimere un leader, nemmeno il dovere di avere un unico programma. Di farsi trovare pronta nell’emergenza, questo sì, ma questo lo si scopre solo quando è necessario scoprirlo. Ora, se un Paese va alla deriva, rischia di finire in default, ha i tassi sui BTP decennali oltre il 7%, l’opposizione, i giornali, i giudici, il panettiere del mio paese, mio figlio treenne hanno tutti una cosa in comune: non sono al governo, non controllano ministeri, non hanno la responsabilità affidata loro dal Parlamento per gestire (“potere esecutivo”) la situazione. Non sono tutti uguali prima di tutto perché non occupano lo stesso ruolo. Peccato, questi si sono rivelati inadeguati. Chi lo sa se anche gli altri si sarebbero rivelati tali: non si fa storia coi se. Però questi hanno accettato gli onori, gli ad personam, i privilegi. Accettino anche gli oneri. Posto che è evidente che di fronte alle cifre di cui si parla i costi della politica non sono così rilevanti (questo è l’unica cosa che accomuna tutti, destra centro e sinistra: hanno troppi privilegi per quel che fanno, questi parlamentari) e che tagliare i costi della politica sia più che altro una questione di buon gusto e di onestà, credo che la storia riconoscerà che il debito pubblico è stato fatto crescere negli ultimi quarant’anni da quasi tutti i governi, con la significativa inversione della regola della prima parte della storia del Paese per cui i governi di sinistra spendevano e quelli di destra risanavano, e che chi a) ha portato l’Italia sulla soglia della bancarotta b) ha portato l’Europa al collasso economico finanziario è stato Silvio Berlusconi. (Metterci a) o b)? lo scopriremo solo vivendo. Comunque adesso ho un po’ paura…).

Non siamo ai tempi della damnatio memoriae, non siamo ai tempi delle liste di proscrizione: si può dire, caro elettore di Berlusconi, “ho fatto una cazzata”. Anche sottovoce. Ti sentirai meglio, tornerai sulla Terra, eviterai di dire altre cagate, e questo ti consentirà di essere un po’ più benvisto dal resto, la maggioranza, degli Italiani e degli Europei incazzati a cui la tua cazzata brucia il doppio, perché non è una cazzata loro ma ipoteca il futuro di tutti.

E scusate il turpiloquio, ma, accipicchia…