Posso partire da qui, qualche fiore di pitaciò nel cortile della scuola, sotto un albero, in mezzo alle auto dei docenti parcheggiate. La primavera che arriva. Ma lui, chi lo vuole davvero?
La saggezza officinale degli antichi lo consiglia in tisane e insalata. Io dei fiorellini gialli di gas di scarico delle auto parcheggiate farò volentieri a meno.
Ho letto di recente una recensione (ormai ci sono critici e intenditori di tutto, anche dei denti – di leone, in questo caso): diceva sostanzialmente che questo benedetto infestante fa il lavoro sporco che dovrebbero fare i giardinieri: colonizza terreni che altrimenti rimarrebbero incolti per composizione e caratteristiche, e con la sola sua presenza attuale e decomposizione futura, rende l’aiuola più facilmente sfruttabile da altre specie più schizzinose. E poi le api l’adorano e ne trasmutano il nettare in miele dalle proprietà poco meno che miracolose.
Santo subito, il fiorellino giallo che poi, passata la primavera, diventa un soffione, per la gioia dei bambini e degli allergici.
E’ un tizio che fa bello senza impegnarsi troppo. E’ vero che non ha molto altro da fare, che sicuramente non deve correggere verifiche, o scorrazzare figli in giro per la provincia, o fare settimanalmente la spesa. Però mi piace come modello: senza esagerare, cercando tempo e spazio dove c’è, e probabilmente trovandolo anche dove non c’è.
Serve disciplina e buona volontà: non si diventa piscialetto da un giorno all’altro. Ci sono tante cose da imparare; la leggerezza di chi non si preoccupa dei like, l’agilità di chi deve fare i conti con uno stelo leggero e cavo, la saggezza… ma questa la lasciamo dire a qualcun altro, l’orgoglio di chi è colorato senza profumare, di chi è buono senza essere un eroe greco.
Però, se l’obiettivo è fare qualcosa di bello, la poetica del tarassaco credo sia un buon punto di partenza.
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