Due verbi molto diversi, decisamente non sovrapponibili.
Di fronte a un evento come la guerra che Putin sta muovendo al popolo ucraino, comprendere e giustificare significano cose molto diverse. Ed è bene ricordarlo, perché c’è chi, per ignoranza o in malafede, tende a voler confondere queste azioni.
Comprendere, capire da dove venga questo conflitto, cercare la razionalità dietro un atto, la guerra, che è invece il trionfo dell’irrazionale, almeno per come ci siamo abituati a concepire l’una e l’altro: è doveroso. Per non dare letture semplicistiche, per non cadere nelle trappole della propaganda, per rispondere alle posizioni estremiste. Anche per sapere quali proposte negoziali possono essere accolte e quali no, quali strade possono essere percorse per una composizione diplomatica, ammesso che vi sia la volontà di affrontarla.
Giustificare vuol dire invece assegnare una patente di giustizia; ha fatto, fa bene Putin a fare così.
Se comprendere è doveroso, questo non vuol dire giustificare. E, per converso, non giustificare non significa non voler comprendere.
Significa che possiamo cercare la razionalità dietro le azioni di Putin, le ragioni del suo ritenere giusto muoversi in questo modo (in senso etico ma anche solo pragmatico), ma non siamo disposti ad accettare che, qualunque siano tali motivazioni, la guerra sia lo strumento per attuarle. Significa che prendiamo sul serio ciò che è scritto nella nostra Costituzione e ripudiamo la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, qualunque esse siano.
E che condanniamo queste azioni oltre che per la lesione unilaterale alla sovranità di un altro Paese, oltre che per le vittime civili e militari, oltre che per la distruzione di beni collettivi e personali, oltre che per i danni incalcolabili all’ambiente, anche, e forse soprattutto, per l’attacco ai valori della convivenza pacifica tra nazioni, che non sono valori unicamente o eminentemente ucraini, ma appartengono a tutti noi europei.
Comprendiamo, cerchiamo di farlo, perché è doveroso, è importante. Ma anche perché questo non implica giustificare, anzi.
Possiamo comprendere senza giustificare. Dobbiamo non giustificare e ugualmente cercare di comprendere.