Mi sto organizzando: tra breve, spero meno di una settimana, sarò in grado di riprendere una frequenza un po’ più assidua nella pubblicazione… Prendiamola come un periodo di vacanza, forzata vacanza.
L’anno è finito, nel frattempo, e ne è arrivato uno nuovo che si è aperto, dalle mie parti, maluccio. Ne parlerò, forse, più avanti.
Si è aperto permettendomi di incontrare di nuovo, dopo tanto, tantissimo tempo, persone con cui ho condiviso un pezzo di vita. Un pezzo importante.
Ecco, so che qualcuna di queste persone sta leggendo: scusatemi, il contesto e il torcicollo mi hanno un po’ condizionato, l’altra sera.
Mi ha fatto tanto, ma tanto piacere rivedervi.
C’è chi ho faticato a riconoscere: dopo qualche secondo di “ma sta guardando me?”, poi ho effettivamente sentito l’omino dei neuroni che si metteva al lavoro e… “ma dai! è l*i”.
E’ che, non so, mi sono sentito più alto, più grande. E’ un po’ come l’effetto Alice, di cui già parlavo. Vent’anni fa evidentemente eravamo un po’ diversi.
Un effetto Alice che non riguarda solo le dimensioni, però, e che funziona un po’ al contrario. Invece di causare delusione per un ambiente che si è ristretto, mi pare abbia amplificato, lo ha certamente fatto dentro di me, il peso delle esperienze comuni, anche quelle intervenute dopo ma a cui certamente la vita ci ha tutti condotto.
“Un tuffo nel passato”, ha detto A.. E non solo, aggiungo io. Perché il calore e la profondità che ho avvertito negli abbracci dell’altra sera, in alcuni di essi, io non li ricordo tuffandomi con la memoria.
E questa è una piccola ma grande consolazione.