“Io sono fatto così, le cose le dico in faccia”.
Una frase che di recente sento spesso ripetere e che sta iniziando a darmi parecchio fastidio.
Di solito chi la pronuncia, lo fa per giustificare il fatto che dicendogliele in faccia ha rotto con qualcuno.
Ora, io sono d’accordo, la franchezza è una dote e non un difetto. Ma è una dote molto costosa: si prendono schiaffoni dai migliori amici per la franchezza che si dimostra nei loro confronti. Proprio per questo, solitamente, trovo che le modalità più efficaci di comunicazione con chi ritiengo stia sbagliando passino prima attraverso tentativi diplomatici, suggerimenti, mezze frasi… contando che l’interlocutore sia intelligente e sappia, cioè, leggere tra le righe. Allo sputare in faccia il mio parere ricorrerei, riflettendoci, non avendo più altra risorsa e consapevole di rischiare un’amicizia, al fine di evitare qualcosa che ritengo catastrofico.
E invece poi capita di sentire: “ah io sono fatto così, le cose le dico in faccia”.
Che vuol dire: la mia modalità di comunicazione è quella di un maniaco, se mi viene in mente una cosa da dire, quella scappa così come mi è venuta in mente e non ho modo di controllarla, mi dispiace per chi mi sta davanti.
Che ovviamente è un modo molto comodo per discolparsi dal non aver saputo/voluto usare il cervello per esprimere le mie perplessità senza calpestare la sensibilità altrui.
Ed è, inoltre, una forma doppiamente odiosa. Perché se io le cose le dico in faccia, mi attendo che anche gli altri facciano altrettanto con me. E siccome gli altri, magari, non vogliono arrivare ad essere franchi con me, perché sono consapevoli del rischio, i loro tentativi alternativi di comunicazione correttiva nei miei confronti vanno inesorabilmente a vuoto: cosa voleva dire quell’accenno? non so, non importa: se ce l’ha con me me lo dice in faccia, no?
Eh, certo, se mi confronto con chi sparla, con chi spettegola, con chi le cose le dice “dietro”, anziché “in faccia”, ci faccio pure una bella figura. Però il confronto è sempre bene farlo con chi sta meglio piuttosto che con chi sta peggio; ad esempio con chi usa cervello e sensibilità per relazionarsi con gli altri, e non solo la franchezza come paravento delle proprie incapacità.