Quanto vorrei che i miei figli sapessero a cosa ho rinunciato questa sera per poter continuare a dedicare a loro il mio tempo come oggi.
Quanto vorrei che i miei studenti sapessero il “no” che ho detto stasera per poter continuare a camminare con loro.
Quanto vorrei che tutti loro sapessero quanto mi brucia negare il mio aiuto, in nome di una priorità che sento mia e che li comprende, tanto mia da farmi comunque scegliere come ho scelto.
I primi un giorno lo sapranno. I secondi no.
Ed è giusto così, in entrambi i casi.
E a me, il dispiacere di questo rifiuto sarà di conforto e di motivazione per fare meglio quello che prima ho scelto di fare ed essere migliore in ciò che prima ho scelto di essere.
E chi da questo mio “no” rimane deluso spero (ne ha gli strumenti) possa vedere in controluce il “sì” che questo comporta.