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venerdì santo, gli English Baroque Soloists e il Monteverdi Choir con la Johannes Passion al Pesti Vigadó

Il precipitare del tempo – Venerdì santo e Johannes Passion

Se c’è qualcuno che deve tutto a Bach, quello è proprio Dio.

(E. Cioran)

Herr, unser Herrscher dessen Ruhm
in allen Landen herrlich ist!
Zeig’ uns durch deine Passion,
dass du, der wahre Gottessohn,
zu aller Zeit,
auch in der grössten Niedrigkeit,
verherrlicht worden bist.

(Johannes Passion BWV 245, 1. Herr, unser Herrscher)

C’è, nelle prime note, una tensione che porta a quello, al precipitare del tempo. Il continuo con le viole battono gli ottavi quattro a quattro. I violini obbediscono, legando quattro a quattro i sedicesimi. Gli oboi creano e risolvono dissonanze di semitono in semitono spingendo le armonie verso regioni remote. Il coro presto le riempie: ondate di ottavi e sedicesimi.

Un incedere inesorabile, un orologio che, anch’esso con intensità oscillante, non smette di ticchettare.

Ha commentato #1, che ha voluto esserci: bellissimo, ma un po’ “alto” per le sue conoscenze musicali. La barriera linguistica (sia delle lingue naturali che musicali) gli ha reso difficile ciò che invece Eszter ha sentito con evidenza: ha pregato dal primo all’ultimo minuto.

Alle tre di pomeriggio, quando la terra trema e il velo del tempio si squarcia e l’orologio di Bach va a fermarsi. E’ lì che punta inarrestabile e con una regolarità che lascia senza fiato.

Lo stesso testo liturgico della celebrazione (anche cattolica) del venerdì santo, inframmezzato da preghiere e commenti. Il tutto nella più limpida e intima forma di cui un Bach quasi quarantenne è capace.

E il dominio del tempo, di questo tempo che avanza incurante delle vicende umane, finché deve scontrarsi con l’irruzione del divino, è anche dettato dagli strumenti antichi dai timbri caldi e dalle dinamiche imperfette, se la perfezione è quella algida delle riproduzioni digitali.

Un regalo, il biglietto per questo meraviglioso spettacolo, nella notte del venerdì, la notte in cui la musica non ha altro motivo se non accompagnare l’anima di chi ascolta, con la sua complessità e la sua dipendenza dal tempo, attraverso le ultime ore dell’uomo di Nazaret.

Grazie a Johann Sebastian, che ha pregato scrivendo per portarci là dove il tempo s’arresta. Grazie agli English Baroque Soloists e al Monteverdi Choir, che questa preghiera l’hanno svolta e apparecchiata, mettendo in luce tutte le corrispondenze tra struttura musicale e testo, tra forma e contenuto.

E grazie, grazie! ad Akos per i biglietti.

(Non so quanto durerà il link, ma qui c’è la pagina ufficiale della serie di rappresentazioni. Peter Whelan presenta il lavoro. E si c’è anche l’intera playlist…).

Musica sotto la neve

Come spesso mi capita, sono i ricordi d’infanzia a condizionare i miei gusti adulti.

In casa avevamo una collezione di vinili che definirei poderosa. E, fin da quando io vidi, piccolissimo, “Fantasia” al cinema (è vero, è del ’40, ma ogni tanto, allora, sotto Natale credo, lo riproponevano al cinema, complice probabilmente il fatto che l’offerta del nuovo non era prepotente come oggi e si poteva o doveva ripiegare sull’usato sicuro), fin da “Fantasia”, dicevo, la poderosa collezione di vinili di musica sinfonica era diventata per me un campo d’esplorazione meraviglioso.

C’era un vinile, credo fosse stato acquistato in omaggio con la rivista “Epoca”, in cui Walter Bonatti presentava i canti degli uccelli. Non l’ascolterei mai, oggi, per essere sincero. Però iniziava con le prime note di una sinfonia di Ciaikovski, la prima.

Quando poi la ritrovai intera, la sinfonia, tra i 33 giri della discoteca domestica, scoprii che aveva un sottotitolo: “Sogno d’inverno”. Associazione indelebile. Ancora oggi, verso dicembre, devo andare a rispolverare il cd con la prima sinfonia di Ciaikovski, per tenerlo a portata di mano.

C’è dentro il grande inverno, per me, il grande inverno russo. Oh, probabilmente lo stesso si potrebbe dire di altre sinfonie dello stesso autore, o di altri brani forse anche di più. Eppure… è la colonna sonora che desidero  quando fa freddo, quando nevica, quando voglio godermi un tragitto nella stagione buia dell’anno.

Un altro compositore che viene dal freddo e che mi parla sempre d’inverno, con le sue atmosfere legnose e impastate, è il finlandese Sibelius. Anche lui lo scoprii molto giovane tra gli lp di casa. E lo riscoprii più grande a casa di mio nonno, a Budapest. Credo di non aver mai sentito dischi suonare a casa sua, salvo quella volta, ed era il concerto per violino di Sibelius. Non a caso, visto che lui stesso sapeva suonare il violino.

Perciò, se vi va di sentire un po’ di musica ad accompagnare le nevicate che si preannunciano per i prossimi giorni, eccovi i miei suggerimenti.

Qui trovate Ciaikovski.

E qui Sibelius: il concerto per violino, ma anche la seconda sinfonia, o la terza, Sibelius va sempre bene.

All’una di notte

All’una di notte mi trovo su Rai Uno a guardare un concerto, tenutosi quasi un mese fa a Mirandola, nelle terre emiliane colpite dal terremoto.

Un concerto di musica operistica: Verdi, tutto Verdi, mi pare. Muti dirige. La Rai trasmette.

Dopo un mese, con inizio alle 23:30.

Dichiaro subito la mia avversione a Verdi. Forse da qualche altra parte ne parlerò.

Però non mi piace nemmeno questa Rai.

Certo, meglio alle 23:30 su Rai Uno che mai o magari alle 23:30 su Rai Nicchia canale 725.

Però mi pare che la musica, la musica operistica come anche quella sinfonica o cameristica, facciano parte della cultura del nostro Paese.

E’ chiaro che se sbatti l’Aida in prima serata fai un decimo degli ascolti, un decimo della raccolta pubblicitaria che hai con un bel salottino di politica o un gioco a premi con sederini e balconcini, o qualche format di varietà e revival.

Ma un servizio pubblico io vorrei che ogni tanto, solo ogni tanto, potesse prescindere dai gusti della massa, attraverso la pubblicità, e potesse anche dedicarsi all’educare i gusti della gente alle forme di bello che ha perso.

Un concerto in prima serata, una trasmissione scientifica, un documentario d’arte e viaggi, ogni tanto, solo ogni tanto, ci aiuterebbe a ricordarci che la nostra cultura non è necessariamente quella dei pacchi, delle celebrità che ballano, pattinano e naufragano su isole misteriose, ma c’è altro, altro che ci definisce.

E se si perde in pubblicità, pazienza, si guadagnerà in qualcos’altro.

Glossario musicale

Una versione di questo post è già presente su Faceboo, nelle mie note. Lo aggiorno, anche perché un glossario, per sua natura, deve essere aggiornato.

Si tratta di una serie di brani di musica cosiddetta “classica” che, nel corso della mia storia, sono arrivato ad identificare con alcuni concetti, situazioni, sentimenti.

L’associazione è talvolta estremamente personale, dettata da esperienze o contingenze, o altre volte di più semplice comprensione in quanto prevista già dall’autore.

Come scrivevo anche nella versione precedente, tutti questi brani (i link rimandano a youtube) occupano o hanno occupato un posto d’onore nella mia discoteca interiore e, per chi non li conoscesse, ne consiglio certamente l’ascolto, almeno una volta, con attenzione.

A posteriori, mi accorgo di quanto Mahler io abbia impiegato. Ultimo consiglio: seguite i link quando avete un po’ di tempo da dedicarvi.

Aldilà: il quinto movimento della II sinfonia di Mahler. Non mi aspetto niente di meno, e chi di dovere lo sa. Questa è una scelta in parte scontata, visto che l’intera sinfonia si intitola “Auferstehung”, risurrezione. Ma questo movimento, l’ultimo della sinfonia, già dalla parte solo strumentale, mi tocca in profondità. L’esecuzione linkata è solo il primo di quattro video in cui il brano è scomposto: da sentire tutti e quattro, ovviamente.

Amore: il sesto movimento della III sinfonia di Mahler. E’ lungo, talvolta lento, c’è dentro di tutto, compresi passi che reputo divini, ma così è l’amore, no? Qui è facile: Mahler stesso pare l’avesse concepito programmaticamente come “Ciò che l’amore mi dice”. Mi adeguo volentieri. La parte che prediligo sono gli ultimi 10 minuti (nell’esecuzione linkata), ma in realtà mi pare che tutto il movimento, anzi tutta la sinfonia sia il preparativo a questo frammento.

Arte: il quinto movimento della V sinfonia di Mahler. Un capolavoro di tecnica, sfacciataggine, finzione e sostanza. Arte. (Anche in questo caso l’esecuzione linkata è seguita da un secondo video che fa parte integrante del brano, eccome!).

A*: il temporale dalla VI sinfonia di Beethoven. Che era anche la parte di Fantasia che adoravo anch’io (cfr. il tuono).

Caldo: l’Adagio sostenuto dal II concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Estivo, afoso, tipo quando la moglie è in vacanza.

Favola: “il racconto del principe Calendo” da “Sheherazade” di Rimski-Korsakov. L’Oriente favoloso, Mille e Una Notte.

Fede: Worthy is the Lamb & Amen, dal Messiah di Haendel. E’ l’ultimo coro del Messiah.

Freddo: l’ouverture “Le Ebridi” di Mendelssohn. Vento gelido.

Infanzia: l’ouverture dalla “Music for the Royal Fireworks” di Haendel. Da bambino pensavo che questo doveva essere il mio inno personale, soprattutto l’Allegro. Beata infanzia. Appunto.

Innamoramento: il primo movimento della IV sinfonia di Bruckner. Diciamo che l’ho scoperta tra i dischi dei miei nel periodo in cui mi innamoravo un giorno sì e uno no… Ma ha una freschezza e un’intensità, ancora oggi, che mi fanno associare i miei innamoramenti preistorici con l’amor cortese che l’intera sinfonia (“Romantische”) vuole ritrarre. (Qui, contrariamente a prima, il link conduce all’intera sinfonia, ma è sufficiente ascoltarne il primo movimento. Prego).

Malinconia: Dumka per pianoforte, di Ciaikovski. Su “malinconia” potevo in realtà linkare una pagina a caso della musica russa. Ma questa ha qualcosa in più, qualcosa di diverso, che devo ancora decifrare.

Me: la Ballata n. 4 di Chopin. Non saprei perché. Ma secondo me le assomiglio.

Morte: Pie Jesu e Agnus Dei dal Requiem di Fauré. Mi piace questo tono, lo sento mio.

Natale: O Magnum Mysterium di Poulenc. Disintossicante, mi riconcilia col Natale.

Ninna-nanna: il Larghetto dal Concerto per pianoforte e orchestra K 491 di Mozart. Ha svolto egregiamente la sua funzione per un paio d’anni. Menzione d’onore. In realtà l’intero concerto è per me “il” capolavoro di Mozart.

Notte estiva: il primo movimento dalla VII sinfonia di Bruckner. Mi ricorda un viaggio notturno in autostrada, finestrini abbassati, musica a sovrastare i rumori, e gli odori prepotenti dell’estate, degli autogrill, di tanti anni fa.

Passione: l’Andantino dalla IV sinfonia di Ciaikovski. Mirabile sintesi: dall’intimamente struggente, all’esplosivo, di nuovo all’intimo. Per chi non lo conoscesse, è da ascoltare fino all’ultima frase.

Perfezione: la Ciaccona per violino BWV 1004 di Bach. Un’orchestra in quattro corde.

Sensualità: il Bacchanale da Samson et Dalila di Saint-Saens. Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro, dopo averlo ascoltato.

V*: le Variazioni su un tema Rococo di Ciaikovski per violoncello e orchestra. Ostinate e affettuose.

Violenza: il primo movimento del I concerto per pianoforte e orchestra di Brahms. Alcune parti non saprei come altro definirle, con grande ammirazione.

Vita: Urlicht, quarto movimento dalla II sinfonia di Mahler. Una sintesi fanciullesca, ma, credo, precisa.

Volontà: lo Studio op. 25 n. 11 di Chopin. Irriducibile, inarrestabile.