Fare l’insegnante. Qualche volta, mica sempre, ovvio. Ma quando capitano, lasciano il segno.
Un’ex-alunna che sceglie il tuo stesso corso di laurea. Non a tutti succede, e posso assicurare che fa piacere.
Una tesi di laurea sull’argomento della tua ricerca di dottorato. Credo sia già più raro.
Finire a fare il correlatore dell’ex-alunna, da dottorando. Ecco, sono soddisfazioni.
Al di là del voto, comunque più alto delle aspettative. Al di là della gratificazione personale, che c’è, naturalmente.
La soddisfazione di assistere a un percorso avviato tanto tempo fa, che in parte si compie e in parte ancora prosegue. La soddisfazione di essere presente lì dove qualcosa sta funzionando bene. La soddisfazione del privilegio di aver fatto la mia parte nella semina e pure al momento del primo raccolto.
La soddisfazione di sperimentare che laddove la scuola (la scuola, non il sottoscritto, per quanto ci sia anche il mio zampino, senza dubbio) è in grado di trasmettere Passione, di invogliare alla Profondità, di favorire la Partecipazione (le mie tre P), le cose girano ancora per il verso giusto, i risultati arrivano, anzi forse arrivano ancora meglio di “una volta”.
La soddisfazione, da prof e da genitore insieme, di constatare che non è questione di classe sociale, di cultura, di ambizioni: basta l’amore di un padre e una madre, il buonsenso di chi vuol bene a un figlio che esiste e come esiste, e non a un figlio immaginato e immaginario, basta questo a permettere lo sbocciare di interessi, l’attualizzarsi delle potenzialità, la crescita di una persona.
Sono soddisfazioni.
Arrivare in ritardo alla presentazione, giusto in tempo per la proclamazione è la piccola quota di autodelusione che pago, e alla fine la pago volentieri: non vorremo montarci la testa, vero?