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L’eccellenza nel DNA

Il DNA è qualcosa di cui, penso, la maggior parte della popolazione sa qualcosa. Anche le espressioni “essere nel DNA”, “avere qualcosa nel DNA”, riferite a una caratteristica intrinseca, che non si può eliminare e che costituisce una parte dell’identità, sono molto diffuse persino nella lingua parlata.

A scuola è uno degli argomenti di scienze su cui gli insegnanti spendono più volentieri il loro tempo, sia perché si tratta di uno dei maggiori successi della biologia del XX secolo, sia perché l’idea che in una molecola, enorme, multiforme eppure dalla struttura ben precisa, siano conservate le informazioni genetiche dell’individuo e della specie, è molto affascinante.

Per la scoperta della sua struttura nel 1962 furono premiati l’americano James Dewey Watson, l’inglese Francis Crick e il neozelandese Maurice Wilkins, con il Nobel per la medicina.

Watson e Crick, in coppia, sono spesso ricordati come gli “scopritori” del DNA. In realtà ne chiarirono la struttura.

Ma c’è una quarta persona che avrebbe meritato di essere premiata. Rosalind Franklin, cristallografa di 31 anni, che scoprì che il DNA si presentava in due forme diverse, fornì a Watson e Crick, talvolta a sua insaputa attraverso Wilkins, elementi fotografici, suggerimenti, conoscenze essenziali in ambiti in cui questi non erano esperti.

Rosalind Franklin. Immagine tratta da Wikipedia.

Morì a 38 anni, nel 1958, sei anni dopo le scoperte più importanti, a cui contribuì in modo fondamentale, e quattro prima che queste fossero premiate.

Una giovane donna, ricercatrice a Cambridge, nell’Inghilterra degli anni ’50. Una donna coraggiosa, competente, disinteressata. Trattata maluccio dalla vita e da colleghi ambiziosi.

Oggi mi piace ricordarla, in ciò che ha saputo fare, e a causa delle difficoltà che ha dovuto incontrare, malattia a parte.

E aggiungo, in questo otto marzo, la soddisfazione nel vedere tante giovani donne nella scienza oggi. Mi piace ricordarne due, Francesca ed Elena, che, in questi mesi, dopo aver conseguito la laurea magistrale in fisica, hanno lasciato il gruppo di cui faccio parte anch’io per iniziare un Dottorato in strutture d’eccellenza, rispettivamente all’IIT di Genova  e al Max Planck di Muelheim an der Ruhr.

Buon otto marzo.

Caricatura di donna

Guardi, so che Lei è abituata, nel suo ambiente a parlare prima di tutto di questo, e quindi La accontento e La prevengo: ho cercato su internet qualche Sua fotografia e, sinceramente, devo ritenere che il Suo tipo di bellezza non sia quello che, in una donna, apprezzo. La Sua è una bellezza fatta di dettagli, quella che piace a me è fatta di armonia. Ecco.

Ma, sebbene il lavoro del caricaturista sia proprio quello di esagerare i dettagli, non è nel senso fisico, e credo che questo le possa in qualche modo far piacere, che intendo il titolo.

Per come la vedo io, una donna, una donna vera, è consapevole della fatica immane che molte altre donne devono fare per far valere le proprie qualità, la propria preparazione, i propri talenti. Sa che si dice che una donna suda il doppio di un uomo per arrivare alla stessa posizione. E sa che se si dice è perché un fondo di verità c’è. Non voglio ironizzare su quanto e in che posizioni abbia sudato Lei. Per come la vedo io, una donna, una donna vera, non è capace di occupare una posizione per cui non è assolutamente qualificata, perché oltre a svolgerla male, rende ancora più difficile ad altre donne il conquistarsi quello stesso spazio, e soffia ancora sulla fiamma del sospetto che dove una donna occupa una posizione di rilievo non sia per competenze.

Per come la vedo io, una donna, una donna vera, è in grado di distinguere un uomo, un uomo vero; e non si presta a giocare con chi non lo sia. Perché per come la vedo io, una donna, una donna vera sa che male fa, a lei e alle altre donne, ben oltre i vantaggi che possa procurarle, un finto uomo. Sa che non può assecondare un finto uomo senza perdere il suo essere donna vera.

Per come la vedo io, una donna, una donna vera sa che tacere “per il bene di tutti” o è un ricatto, o è viltà, o menzogna. E una donna, una donna vera non ha bisogno del primo, è incapace della seconda, e odia la terza.

Vede quindi, che, per come la vedo io, e lasciando stare le fotografie di internet, e tutti i suoi attributi e dettagli così abilmente messi in mostra, e che pure un caricaturista saprebbe ben esaltare, è Lei la migliore (o peggiore) caricaturista di stessa.

Ma, mi dispiace dirlo, per come la vedo io, la caricatura di un caricaturista la si acquista perché è divertente; dell’altra, di quella che Lei sta realizzando di se stessa, se io mi accorgessi di fare altrettanto a me stesso, mi vergognerei parecchio. Andrei a nascondermi, altro che star zitto per il bene di tutti.

Uomini e donne, al potere

Addirittura due amiche segnalano questo post di Claudio Sabelli Fioretti sulle donne al potere. La tesi: siamo delusi dalle donne al potere perché non si differenziano dagli uomini al potere, e questo perché le donne al potere sono scelte dagli uomini (al potere da sempre) sulla base della loro adesione ai modelli maschili.

La trovo una tesi coraggiosa e un’analisi intelligente. Ma sin dalla prima lettura ho avvertito qualcosa che non mi tornava fino in fondo. Pensandoci e rileggendo, le idee mi si sono un po’ chiarite. Provo un po’ ad esporle, vediamo se ci riesco e se a qualcuno dicono qualcosa di sensato.

Dall’articolo si evince che la modalità maschile di stare al potere è quella violenta, arrogante e presuntuosa, mentre alle donne dovrebbe competere un altro modo, ancora incognito perché i violenti, arroganti e presuntuosi maschi scelgono di eleggere accanto a sé solo donne violente, arroganti e presuntuose. Non so, può anche essere.

Intanto, qualche uomo non violento, non arrogante e non presuntuoso al potere io riuscirei anche a individuarlo. Non veri uomini? Non veramente al potere, burattini di qualcuno davvero violento, arrogante e presuntuoso e che sta nell’ombra? Bah.

Credo che prima di tutto occorra riflettere su questo. La lotta per conquistare e mantenere il potere, quello vero, è una lotta vera e propria. Non è adatta a chiunque, rarissimi i miti (nel senso di mitezza) che ce la fanno. Ed è una lotta che forgia un carattere già predisposto. Nell’uomo e nella donna. Chi ci arriva, al potere, chi ci rimane si è dovuto far largo, ha dovuto imparare a spintonare, sgambettare, o vederlo fare da altri per suo conto. E per una donna, lo dice il post stesso, la lotta è doppiamente dura. Non conta niente questo? Ti lascia come prima, forse solo un po’ più determinato? Non è che confondiamo la modalità violenta, arrogante e presuntuosa tipica del potere, soprattutto quando è grande, con una caratteristica maschile solo perché i maschi sono stati prevalentemente al potere finora?

Aggiungo che mi pare che in altre dimensioni della vita sociale in cui la donna non deve lottare per essere cooptata ma esercita potere, ad esempio in casa, nella vita familiare, così come capitano, purtroppo, casi in cui è l’uomo ad esercitarla, anche la donna è perfettamente in grado di usare violenza, probabilmente in forme diverse, pur senza possedere il cromosoma Y, alti livelli di testosterone o amare il calcio domenicale. Io ci andrei piano (ma può benissimo essere che, essendo io un maschietto, mi senta un po’ chiamato in causa) con l’associare agli uomini (seppure ad un ridottissimo sottinsieme, quello dei superuomini con enormi poteri) il sistema di valori: fare le guerre, evitare di promuovere la giustizia sociale, tassare i poveri, difendere i capitali dei ricchi. E’ il potere che prende potere, su uomini e donne.

Se le cose stanno così, il titolo “Le donne al potere? sono uomini” diventa “Le donne al potere? Sono al potere”.

In conclusione, sono d’accordo anch’io che i nostri uomini di potere siano cinici, guerrafondai, accaparratori. (Ma se guardiamo all’estero, dove la gente è ancora in grado di dimettersi?). Sono d’accordo anch’io che la modalità di gestione del potere che la maggior parte degli uomini è stata in grado di mettere in atto è violenta, arrogante, presuntuosa. E sono d’accordo anch’io che le donne non sono state in grado di fare molto di meglio. Il post dice che questo è perché le donne al potere sono state scelte dagli uomini tra le donne che non avrebbero mai potuto far nulla di meglio. Io sono convinto che ci sono uomini e donne che sanno far di meglio, e l’hanno fatto, grazie a risorse diverse, probabilmente, maschi e femmine; ma avanzo anche il dubbio che sia il potere stesso a corrompere chi lo assume; lo dicono anche Guccini Chisciotte e Frodo Baggins, e questo mi rassicura assai. Ma questo significa anche che, grazie al cielo, singoli uomini e donne possono imparare, insieme, un nuovo modo di concepire, accedere a, gestire il potere, dividerlo e neutralizzarlo. Senza questo percorso insieme, temo che nemmeno un cataclisma che sostituisse istantaneamente e in modo definitivo tutti gli uomini al potere con altrettante donne, significherebbe per nessuno una qualunque forma di progresso.