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copertina de "La buona novella" di Fabrizio De Andrè, opera riproposta da David Riondino in una serie di spettacoli nelle piazze d'Italia

Una Buona e una meno buona novella – David Riondino e Fabrizio De Andrè

Per me sei figlio, vita morente,
ti portò cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce,
ti chiama amore questa mia voce.
Non fossi stato figlio di Dio
T’avrei ancora per figlio mio.

(Tre madri, La Buona Novella)

La “Buona Novella” di Fabrizio De Andrè era già uscita quando io sono nato. Ma in casa mia non è mai passata: solo quella canonica dell’Autore Originale, quella bastava e avanzava.

L’ho scoperta tardi, negli anni 2000, salvo qualche anticipo negli anni ’80, credo grazie ai canzonieri estivi che talvolta riportavano Il testamento di Tito.

E’ con la Buona Novella che ho scoperto De Andrè, i suoi testi ricchi e complessi, ritratti di un’umanità minore, ma essenziale e incomprimibile. E le sue canzoni, che a queste parole di poesia aggiungono la qualità musicale di autori ed esecutori maestri del loro mestiere.

Ho letto, ascoltato, cantato La Buona novella come intraprendendo un viaggio che aggiunge una possibile profondità alle icone dorate della narrazione evangelica. La profondità di storie (non inventate di sana pianta, ma tratte dagli apocrifi) che girano intorno a un Cristo che qui non parla e quasi non si vede nemmeno, e che svelano invece la qualità umana di coloro nelle cui vite è parlante e presente. De Andrè silenzia l’assordante voce di chi si riempie la bocca di Cristo, e persino il cuore di quella buona novella, la risurrezione; tra coloro che l’hanno incontrato va a cercare i compagni d’umanità di quel crocifisso.

L’occasione in cui mi capitarono in mano testo e musica fu uno spettacolo che il coro in cui cantavo ebbe a preparare. Era, credo, il 2004 e insieme al corpo bandistico del nostro paese, mettemmo in scena la Buona Novella. Si trattava di un tour e di un progetto ambizioso, ma, trovo, molto appassionante: portare quei testi e quelle musiche, dal sapore popolare e laico, nei paesi, farli diventare patrimonio di comunità locali, della gente in piazza.

Anima del progetto era David Riondino. Ancora in questi ultimi anni continuava a proporlo in giro per l’Italia, a bande e corali di paese, per portare nelle piazze questo Cristo paesano.

La novella meno buona è che Riondino ci ha lasciato ieri. Grazie David.