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Boicotto

Fare acquisti è un’operazione che non amo particolarmente, devo averlo già scritto diverse volte. Sotto Natale il mio scarso gradimento diventa particolarmente scarso.

Perciò, trovare un negozio in cui mi sento accolto, in cui vedo che il personale è attento al particolare momento dell’anno, alle mie esigenze di trovare quel che cerco (che magari è molto vagamente delineato nella mia mente) e levarmi dai piedi nel più breve tempo possibile, è per me importante, come per chi deve andare dal dentista trovare un ambiente sereno.

E invece sono assolutamente disposto a tracciare una enorme croce sopra il nome di negozi in cui questo non accade. Non mi interessa se è un momento di crisi, se è difficile trovare lavoro: io boicotto, ma in realtà la zappa sui piedi se la stanno tirando coloro che lavorano o gestiscono male.

Io trovo che parlare male dei clienti di fronte ad altri clienti, o, peggio, ad altri clienti sia imperdonabile. Mi dispiace. Boicotto.

Non mi interessa se hai questioni sindacali, per cui potrei sicuramente sentirmi solidale di fronte a un tuo atteggiamento collaborativo. Non mi interessa se hai tre lauree e sei lì a fare pacchetti per tre euro all’ora, fatto per cui potresti avere tutta la mia comprensione, se ci vediamo fuori davanti a una birra. Hai scelto un lavoro a contatto col pubblico, io sto soffrendo in mezzo agli acquisti natalizi, e pago pure: mi dai una mano, e me la dai volentieri. Altrimenti boicotto.

Trattar male la gente, nemmeno quella esigente, no. In nessun caso. Anche se non tratti male me. Io mi sento molto fuori posto in un negozio prima di Natale, se ti vedo trattar male qualcuno io immediatamente solidarizzo con lui o lei. E me ne vado. Se hai finito l’ironia con cui affrontare certi clienti, zitto o zitta, ingoi il rospo e vai avanti.

Se pensi di non potermi aiutare, me ne vado subito. Lo capisco dal tuo sguardo, di chi è convinto di vendere capolavori d’arte e di avere di fronte qualcuno che non è in grado di apprezzarli. Nei paesi di lingua inglese, quando entri in un negozio ti chiedono subito “may I help you?”, posso aiutarla? E di solito sono pure sinceri: hanno voglia di aiutarti. Ecco, se non sei in grado di farlo ma parti, vedendomi entrare, dal presupposto che non puoi aiutarmi (e può anche darsi, vista la mia ignoranza nello sport degli acquisti natalizi), bene, hai ragione di sicuro.

Se non capisci che sotto Natale l’efficienza può essere importante, e invece di concludere quel che va concluso cortesemente ma rapidamente, stai lì a prestare attenzione più che a me alla collega che ti sta a fianco e con cui stai discorrendo, davanti a me, di cose che non mi interessano minimamente, e lo puoi intuire dal sorriso un tantino teso con cui attendo i tuoi comodi, ecco, sappi che non mi vedrai più in negozio.

Non so, io di solito mi sento comprensivo, e sotto Natale più buono che durante il resto dell’anno, la solita fola. Però mi pare che ci siano persone che non si rendono conto della fortuna che hanno ad avere un lavoro. Non soltanto per la situazione economica, ma anche e soprattutto perché con l’atteggiamento del “tutto dovuto” che sfoderano il risultato più probabile è il pugno di mosche. Ci sono persone che credono non solo che esistano persone superiori, ma anche di appartenervi.

Cattive notizie: il vento è girato. Chiunque può far spesa da casa, avere il tutto recapitato e incartato senza muoversi dal salotto. Il tuo negozio chiuderà come mille prima del tuo, e su dieci posti da commesso o commessa se ne salverà uno come magazziniere dai turni lunghissimi e dalla paga cortissima.

Se c’è una differenza tra far la spesa in un negozio e online a vantaggio del primo, è questo il momento di farla percepire. E mandar via i clienti non è un buon inizio.