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Impressioni architettoniche

Tornando da Barcellona, mi rimane, rispetto a quanto ho visto e vissuto: che peso può avere l’architettura nella definizione del carattere di una città.

Perché l’impressione che mi si è confermata in questa mia seconda visita, è di una città che non ha mai avuto paura di costruire e lasciare il segno del presente nel tessuto urbano. Non parlo solo del caso Gaudì, che credo sia invece la punta eccellente di un iceberg di qualità.

Dalla città medievale alla Vila Olìmpica, mi pare che la città non abbia mai perso il tempo e abbia voluto capire cosa mancava alla comunità e come meglio rappresentarlo. Il risultato è una città viva, interessante, in cui la gente respira ogni giorno un’aria particolare, di dignità del presente al pari del passato, in cui i turisti hanno una varietà incredibile di possibilità, a partire, semplicemente, dal passeggiare per le strade.

Non mi intendo di architettura, e quindi specifico che le osservazioni qui sopra e qui sotto sono tutte col punto interrogativo, in attesa che qualcuno che ne sa le confermi o ne suggerisca di più centrate.

Alcune delle cose più moderne che ho visto non mi sono piaciute. Immagino che alcune delle cose che sono state costruite alla gente che le vedeva per la prima volta non siano piaciute. Se però interpretavano lo spirito del tempo, ne coglievano le necessità e le rappresentavano bene, io credo che siano quelle le opere che sono rimaste, a cui alla fine la gente si è abituata ed affezionata.

E hanno contribuito, nel tempo, ad affermare le idee che

  1. la città è un luogo che deve essere al servizio degli abitanti, anche negli spazi e nell’estetica
  2. gli abitanti si nutrono dell’estetica della città che li ospita, della bellezza, della qualità
  3. la città, in mano ai propri cittadini, prosegue a rinnovarsi costruendo il nuovo, oltre che restaurando l’antico, nello stesso spirito di continuità di valori

Non so, può essere così? Da noi non è molto così, salvo rari esempi, credo… O mi sbaglio?

 

Nella mia città: chiese

  1. Nella mia città c’è una chiesa tanto alta che ha il cielo dentro, con le nuvole.
  2. Nella mia città c’è una chiesa persa tra erbacce e cartelli gialli, tra curiosità e sdegno dei passanti.
  3. Nella mia città c’è una chiesa senz’angoli, che suona sommersa come un luminoso grembo.
  4. Nella mia città c’è una chiesa piena d’angoli, nascosta, come un’oscura foresta sotterranea.
  5. Nella mia città c’è una chiesa scura, grande, grigia in fondo, ma all’altare colorata d’affresco, profumata di pulito e incenso, risonante di gregoriano.
  6. Nella mia città c’è una chiesa che è una campanula capovolta: una grande corolla e tanti petali intorno.
  7. Nella mia città c’è una chiesa con una faccia arcigna, con mille rughe color arcobaleno.
  8. Nella mia città c’è una chiesa fantasma, che non è nulla, ed è unica, e mancano alla città da troppo tempo la sua eleganza e il suo slancio persi e ritrovati.
  9. Nella mia città c’è una chiesa grande, una grande stanza col soffitto di legno, e un’alta torre che pende.
  10. Nella mia città c’è una chiesa strana, con una piccola stanza dentro.
  11. Nella mia città c’è una chiesa in cui le colombe volano da una finestra all’altra.
  12. Nella mia città c’è una chiesa che parla e racconta: la sua forma, i suoi numeri, ogni sua pietra rosa, ogni suo tratto di pennello spiega qualcosa a un occhio attento.
  13. Nella mia città c’è una chiesa con una porta intorno alla porta, le scale sotto le scale, una cupola oltre la cupola, corridoi sopra i corridoi.

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Doppia sfida: a) riconoscere i luoghi, b) proporne di nuovi. Coraggio!