Non so bene per quale motivo, ma al lunedì “Radio anch’io” ha uno staff diverso e parla di calcio.
Pazienza, di solito al lunedì mattina, infatti, si ascoltano CD.
Stamattina però l’argomento riguardava gli episodi di razzismo, di violenza, di maleducazione. Ho proseguito l’ascolto: ospiti dirigenti di squadre e federali di LegaPro e delle squadre giovanili. A cerchi concentrici, il discorso si è allontanato dagli episodi razzisti, per arrivare, infine, a “il problema sono i genitori”.
La faccio troppo facile, in realtà sono rimasto sorpreso dalla consapevolezza delle proprie responsabilità da parte dei dirigenti calcistici, per cui “il problema sono i genitori” non è arrivato come il solito scaricabarile, ma come inevitabile conclusione di un discorso che dà il giusto peso al compito educativo di ciascuna componente.
“Il problema sono i genitori” che riversano sui figli la competitività, le aspettative, le tensioni, lo stress, e, in definitiva, il proprio orizzonte di valori. Che vedono i figli come un’estensione di sé, i loro successi come i propri, i loro fallimenti come smacchi per se stessi.
(Parentesi polemica) E non sto parlando, caro ex-sindaco, di figli di sciagurate famiglie monogender. No no, sto parlando di famiglie normalissime, magari fondate sul matrimonio, magari di stimati professionisti, magari di suoi elettori (fine parentesi polemica).
“Il problema sono i genitori”. E quando qualcuno cerca di spiegarlo, qualcuno che cerca l’alleanza dei genitori per portare avanti la piccola fetta di compito educativo che i genitori stessi delegano, ah se ci si inalbera! Quali indignate reazioni di fronte all’insegnante che dice a te padre con mille perifrasi che tuo figlio è un piccolo maleducato; all’animatore in parrocchia che sorridendo cerca il modo di farti capire che tua figlia è una piccola stronzetta; all’allenatore che ti dice che tuo figlio deve imparare che non è un futuro pallone d’oro…
No, molto meglio avere a che fare con il prof che guardi va benino sei cinque cinque sei alla fine dell’anno spero di dargli la sufficienza; un responsabile dell’oratorio che sorride e mi scusi ho quattro corsi di nuoto e uno di tiro al piattello da seguire; un allenatore che guardi visto che lo sponsor ce l’ha trovato lei domenica lo faccio giocare di sicuro.
Non so se è vero che “il problema sono i genitori”. Però, forse, porsi il problema fa bene. Fa bene a noi genitori. E forse anche ai nostri figli, ma non è detto: la cosa è complicata, i nostri figli sono persone, e persone diverse da noi, non è così automatico scoprire che qualcosa che fa bene a noi fa bene anche a loro.
E poi magari si può discutere su come fanno il loro mestiere gli altri, quelli a cui la cura educativa dei nostri figli è affidata “in subordine”. Ma solo poi, giusto?