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Un regalo di più di trent’anni fa

Ieri, durante uno zapping selvaggio (nel senso che si è spinto fino ai canali oltre il 60, per vedere di nascosto l’effetto che fa) sono incappato in un vecchissimo video musicale: questo qua.

Sono rimasto praticamente ipnotizzato (per quanto si possa rimanere ipnotizzati con due bimbi che si scagliano il lego nella stanza a fianco) per tutta la durata del video.

Ed è stato il suono dell’organo (leggo trattarsi di un Vox Continental, buono a sapersi) a darmi i brividi.

Era mio cugino D. che suonava (cantava pure?) questo brano ogni volta che lo andavo a trovare, in via Cenni, sul suo mastodontico strumento (mastodontico per me, che avevo sicuramente meno di dieci anni). E ricordo che mi piaceva molto sedermi e provare tutti i registri, ora come ora non ricordo, ma probabilmente aveva almeno due manuali.

Non so se fosse un suo cavallo di battaglia, forse me l’aveva fatta sentire una volta e mi era piaciuto il giro armonico, o l’arpeggiato, non saprei proprio. Ma ricordo che ogni volta che andavo a casa degli zii e lui era in casa, gli chiedevo che suonasse l’organo per me, e quella canzone in particolare, e poi di lasciarmi provare.

Chissà se se la ricorda, se saprebbe suonarla ancora, se ha una tastiera oggi, a casa sua, su cui farlo, se la fa ascoltare a suo figlio. Chissà se si ricorda della mia insistenza, tanti anni fa.

La cosa bizzarra, ma forse non tanto, è che io ricordo questo brano mai più sentito, e lo ricordo come un regalo, l’unico rimasto in memoria, anche se immagino che ovviamente non sarà stato il solo ricevuto da lui e zii durante la mia infanzia.

Così come di sua sorella I. ricordo le storie che mi raccontava, e di A. le passeggiate che facevamo.

Dove sarà il segreto di questa permanenza, di questa rilevanza? Il tempo dedicato? La fatica, la tecnica, l’arte? Il bello? L’affetto?

In ogni caso, grazie, D.!