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A proposito di un grande rito “romantico”

Ormai con cadenza settimanale mi capita che mi passi davanti il link di un qualche video, più o meno amatoriale e solitamente di fattura angloamericana, in cui tizio chiede a tizia di sposarlo.

E’ una sorta di gara alla proposta più sorprendente per la destinataria. Le situazioni quindi variano, ma ciò che resta in comune è lui inginocchiato, con un anello, che chiede a una lei che si copre la bocca per la sorpresa, l’emozione, e dice mille volte sì. Oppure, variante crudele, lei scocciatissima, declina (scocciatissima perché, è evidente, tra i due è lei, nella situazione, quella che fa la figuraccia…).

Ammetto che l’aspetto della carrambata mi piace (come mi piace vedere video in cui chiunque è piacevolmente sorpreso da una situazione inattesa).

Per il resto, rimarco il deciso e crescente senso di disagio che ho iniziato a provare di fronte a queste scene e al loro moltiplicarsi su internet, come se il loro grande successo non sia legato al “fattore sorpresa” che tutte le caratterizza, ma al fatto che stiamo assistendo alla canonizzazione di un rito (che secondo me ha perso, in chi lo celebra, qualunque legame col senso che ha, o ha avuto nel tempo).

Così, riflettendo, visto che io ormai il mio momento l’ho avuto (e, pure, molto diverso), mi sono ripromesso di cercare di trasmettere alcune cose ai miei due figli maschi.

  1. Nessuna persona è degna di stare in piedi davanti a te in ginocchio, per quanto innamorato tu possa esserne.
  2. L’amore si offre, non si supplica. Possibilmente in piedi, perché è forse la cosa più preziosa che tu possa offrire.
  3. I ruoli possono condizionare anche ciò che credi di pensare o di provare: in certe situazioni è meglio liberarsene. Non è scritto da nessuna parte che il primo passo lo debba fare tu, che non possa farlo lei…
  4. L’anello? Quello importante è quello che vi scambierete reciprocamente. Quello che anche tu porterai. L’altro è una tradizione che insieme potete anche modificare o arricchire.
  5. Comunque a certe decisioni è bene arrivarci insieme o non arrivarci affatto.
  6. E, anche in una coppia, ci sono momenti pubblici e momenti privati: lo sposarsi è pubblico, parlarne per capire se è il caso di farlo, no.
  7. Se tra voi non sentite la libertà di parlare di matrimonio, probabilmente è troppo presto, o troppo tardi, per parlarne.
  8. Chiedere e concedere, dare e ricevere… dinamiche e verbi accostati al fidanzamento quando un matrimonio voleva dire alleanza, dote, eredità. Forse abbiamo imparato qualcosa nel frattempo, forse oggi sono altri i verbi su cui costruire una unione che sfidi il tempo, anche senza disconoscere la necessità quotidiana di negoziare, di mediare, di venire a compromessi. E sono quelli i verbi e le dinamiche che insieme dovrete scoprire.
  9. Non ti rendere ridicolo, non per i tuoi affetti importanti.
  10. E usa la testa, anche negli affari di cuore: tu sei uno.

Il giorno dopo, la più grande scoperta

E’ il giorno dopo la festa degli innamorati.

Dove vado, oggi? Volo a dopo. Dopo l’innamoramento. Dopo la meraviglia del vivere insieme. Dopo l’arrivo, indescrivibile, della prima vita frutto di un amore ancora giovane.

Dopo.

Una camera d’ospedale. Affaticata e dolorante, lei è lì, distesa tra le candide coperte, sua sorella in piedi di fianco a lei; dalle coperte spunta una piccola macchia di capelli e pelle, una manina rossa sul viso, gli occhi e la bocca chiusi.

Passi lungo il corridoio, la mia mamma, il mio babbo arrivano. Con loro, lui. Entra, in braccio. Vede la sua mamma, sorride, tende un braccio, dice “eh”, tutto quel che sa dire. Poi si accorge di quel qualcun altro, lì vicino alla sua mamma. Sul suo volto entra la curiosità, il dito non indica più la mamma, ma l’altro, “eh” non è più un saluto, ma una domanda.

Si protende, la nonna lo porta lì vicino, le mani si toccano: la morbidezza, il calore, la delicatezza fanno tornare il sorriso sul suo volto.

Non lo sanno, né lui né l’addormentato, che in quel tocco c’è il dono più grande.

E’ il giorno dopo. La bellezza del giorno prima è un ricordo sbiadito. Felicità, una parola inutile.

Un tocco, due mani, due pelli, due calori, due vite a contatto.

E dietro, sangue, dolore, volontà, consapevolezza, sacrificio, fiducia, ragione.

Il giorno dopo, quando sento dire che l’amore è solo un sentimento, non posso che sorridere.

——

La conoscete questa canzone? Elton John: The greatest discovery

Vi posto il testo. Giuro che ogni volta che la ascolto, o leggo il testo, mi commuovo.

Peering out of tiny eyes
The grubby hands that gripped the rail
Wiped the window clean of frost
As the morning air laid on the latch

A whistle awakened someone there
Next door to the nursery just down the hall
A strange new sound you never heard before
A strange new sound that makes boys explore

Tread neat so small those little feet
Amid the morning his small heart beats
So much excitement yesterday
That must be rewarded must be displayed

Large hands lift him through the air
Excited eyes contain him there
The eyes of those he loves and knows
But what’s this extra bed just here

His puzzled head tipped to one side
Amazement swims in those bright green eyes
Glancing down upon this thing
That make strange sounds, strange sounds that sing

In those silent happy seconds
That surround the sound of this event
A parent smile is made in moments
They have made for you a friend

And all you ever learned from them
Until you grew much older
Did not compare with when they said
This is your brand new brother
This is your brand new brother
This is your brand new brother