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La libertà di dir bene

Venerdì sera, guidando verso casa, stavo ascoltando un CD di brani di colonne sonore composte da Ennio Morricone. Non so per che ragione (forse perché il CD girava ormai da diversi giorni), sono passato alla radio, sulla mia immancabile Rai Radio1. E, combinazione notevole, mi sono trovato nel mezzo di una conversazione tra Nicola Piovani, autore di belle colonne sonore lui stesso, tra cui quella che gli ha guadagnato l’Oscar per “La vita è bella”, ospite in studio, e proprio lui, Ennio Morricone, al telefono.

Il maestro Nicola Piovani, che sta promovendo un suo CD di canzoni in diverse trasmissioni in questo periodo, essendo in studio aveva forse qualche dovere di ospitalità nei confronti del più anziano maestro Morricone.

Il quale mi era noto come un personaggio abbastanza consapevole del proprio spessore nel panorama musicale italiano. Nulla di fastidioso, ma sicuramente lontano da un atteggiamento di umiltà che altri ostentano più o meno sinceramente.

Tra i due nessun atteggiamento che lasci pensare che si frequentino ordinariamente come amici, atteggiamento invece tipico di altri personaggi famosi che tengono a mostrare la propria appartenenza a un favoloso jet set dello spettacolo.

Invece quel che mi ha colpito è la volontà di entrambi di mettere in mostra la maestria dell’altro. E sulla “maestria” hanno anche speso diversi minuti, definendola come quel “mestiere”, quell’insieme di esperienza, di tecniche, di capacità acquisite sul campo che fa da indispensabile complemento all’altrettanto insostituibile talento.

Morricone, in particolare, un po’ imbarazzato nel dover lodare il CD di Piovani, ha dato evidenza con le sue parole di averlo effettivamente ascoltato, di averne colto alcuni aspetti che particolarmente gli sono piaciuti, senza con questo cadere nella sviolinata né, cosa altrettanto facile per qualcuno del suo livello, voler anche introdurre elementi critici o di minor gradimento.

E anche quando, inevitabilmente, l’intervistatrice ha condotto il discorso sugli Oscar, Morricone (e qui lo attendevo al varco!) è riuscito nel non facile slalom tra l’espressione di una non convintissima soddisfazione per l’Oscar alla carriera (forse, dice, sapere il premio non assegnato per un singolo lavoro ma per l’intera opera, non è solo un premio di consolazione), e la delusione per l’Oscar mancato nell’86 con il capolavoro di “The mission”, senza tuttavia spendere una sola cattiva parola per Herbie Hancock cui andò la statuetta quell’anno per la colonna sonora (non interamente originale) di “Round midnight”.

E così mi è tornato alla mente un aforisma dalle lettere di Plinio il Giovane (I, 17, 4):

Scias ipsum pluribus virtutibus abundare, qui alienas sic amat.

Ricorda che ha virtù in abbondanza chi apprezza le virtù altrui.

Non è questione di classe o di stile, io credo. Mi pare che abbia ragione Plinio, si tratta di ricchezza interiore.

E, indipendentemente dal fatto che corrisponda alla realtà la mia impressione sui maestri Piovani e Morricone, sulla loro ricchezza interiore e sulla loro libertà di dir bene l’uno dell’altro, mi sembra che quella dell’apprezzamento delle virtù degli altri sia una maestria che vale la pena imparare.

Il silenzio di questi giorni

Incredibile a dirsi, in questi giorni di mio silenzio sul blog sono state tantissime le visite.

In particolare, tanti hanno cercato l’aforisma di Cicerone di cui parlavo qui. Evidentemente tanti che non hanno capito come è possibile farsi ingannare per la terza volta.

Per costoro oggi un nuovo aforisma col marchio di qualità.

E’ tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, Libro IV, v. 428.

Fas est et ab hoste doceri.

Si può anche farsi ammaestrare dal nemico, non è un male.